Intervista a Giuseppe “u.net” Pipitone.

Giuseppe “u.net” Pipitone è uno dei massimi esperti di cultura Hip Hop a livello mondiale. For real. No monade. Grande stima e rispetto. Attualmente è ad Harvard come ricercatore. Si presenta così ai lettori di questo blog:

Father & Husband.

Activist & Author.

Lover of Black history and Hip Hop culture.

Believer in the power of oral history.

NAS Fellow 2018-2019.

Giuseppe “u.net” Pipitone ha pubblicato:

2006 – Bigger Than Hip Hop. La nuova resistenza afroamericana. (Agenzia X)

2008 – Renegades of Funk. Il Bronx e le radici dell’Hip Hop. (Agenzia X)

2012 – Louder Than a Bomb. La rivoluzione del rap. (Agenzia X)

2016 – No Half steppin’: An Oral and Pictorial History of New York City Club the Latin Quarter and the Birth of Hip-Hop’s Golden Era. (Wax Poetics Books)

2016 – Unstoppable, a documentary project on the early stages of Hip Hop in London.

2016 – Don’t Believe the Hype. Ferguson, BLM e Hip Hop.

2018 – Stand 4 What. Razza, Rap e attivismo nell’America di Trump. (Agenzia X)

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Ciao Giuseppe, grazie per questa intervista! Partiamo da Harvard. Dal 2013 NAS finanzia con un’apposita fellowship (una sorta di assegno di ricerca) studiosi e artisti che abbiano approfondito le tematiche dell’Hip Hop in maniera eccelsa, tu hai ottenuto questo riconoscimento prestigioso per l’anno accademico in corso. Sei il primo straniero a ricoprire questo incarico. Complimenti! Come sta andando? Raccontaci…

Che dire Ricky… sto vivendo di sicuro una delle esperienze più importanti della mia vita. L’idea di andare ad Harvard con la NAS Fellowship è qualcosa che non avrei osato immaginare nemmeno nei miei sogni più arditi. L’esser incluso in un gruppo di storici, antropologi, musicologi che rappresentano l’eccellenza in ambito di studi afroamericani, oltre ad esser un onore, mi sta offrendo l’opportunità di avvicinarmi ad ambiti di studio di cui conoscevo poco o di cui ero riuscito solo a scalfirne la superficie. L’Hip Hop Archive and Research Institute è situato all’interno dell’Hutchins Center (il dipartimento di studi africani e afroamericani diretto da Henry Louis Gates jr) ed, insieme al sottoscritto, quest’anno ci sono Pablo Herrera Vetia, il produttore il cui sound ha caratterizzato la scena Hip Hop cubana anni 90, e Akua Naru, poetessa ed MC. Questa fellowship mi ha offerto la possibilità di dedicarmi interamente alla scrittura di un nuovo progetto avendo accesso a tutte le risorse di questa università. Il 13 marzo scorso ho tenuto il mio colloquium talk, dal titolo How’s Life In London, e lasciami dire che ho spaccato! L’obiettivo per i prossimi mesi è quello di terminare la mia storia orale sulla scena Hip Hop nella Londra degli anni 80 e sfruttare al massimo le opportunità che questa esperienza mi offrirà. Ovviamente spero di aver l’onore di incontrare NAS e ringraziarlo di persona.

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Come puoi immaginare, sono interessato al tuo rapporto con New York. Quante volte ci sei stato? Che sentimenti nutri nei confronti di questa città? Cosa ti piace?

A questa domanda non saprei risponderti con precisione… dalla fine anni 90 a oggi credo di esser stato a NYC, per periodi più o meno lunghi, almeno una ventina di volte. Questa città è entrata nel mio immaginario sin dall’adolescenza grazie ai film quali I guerrieri della notte e Fa la cosa Giusta (solo per citare due classici) e alla musica rap, che tanto ha significato anche per il mio percorso personale. È una città che mi ha sempre affascinato moltissimo, a tratti emozionato: acciaio, cemento e vetrine intrise di vita e di storie. Un crogiolo di usanze, culture e cibi diversi, con contrasti e diseguaglianze tanto netti da aver sempre presente ‘a che parte appartengo’. La velocità e il susseguirsi di eventi ed esperienze che si possono vivere in una sola giornata la rendono qualcosa di unico al mondo, o perlomeno nel mio mondo. È il luogo nel quale sono nate diverse esperienze politiche radicali, ma è anche il luogo dove è nata la cultura Hip Hop. Insomma potrei dire che questa città rappresenta la sintesi dei miei desideri, interessi e aspirazioni.

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Ti chiedo di raccontarci almeno 3 tuoi luoghi preferiti della Grande Mela.

Il Nuyorican Poets Cafè e Revolution Books sono stati e sono tutt’ora due luoghi fondamentali della mia NYC. Verso la fine degli anni 90 il Nuyorican è stato un laboratorio culturale incredibile situato nel cuore di Alphabet City nel Lower East Side, a Manhattan. Le serate open mic che si svolgevano ogni weekend erano momenti creativi incredibili di confronto e scontro tra MC in una atmosfera di gioia e condivisione difficile da descrivere; quelle serate erano il luogo d’incontro della parte più politicizzata della cultura Hip Hop. Il Nuyorican rimane testimone di un quartiere di forti lotte sociali e sperimentazione artistica in un contesto ormai del tutto gentrificato. Revolution books è da sempre la mia libreria preferita nonchè il luogo dove scoprire di eventi e incontri di carattere politico; grazie ad un flyer trovato proprio in quella libreria, all’epoca situata sulla 19esima strada tra la Quinta e la Sesta, sono andato alle riunioni della Mumia Coalition, entrando così in contatto con diverse organizzazioni e militanti. Sono luoghi in cui cerco di andare ogni volta che mi trovo a NYC. Per la terza opzione potrei citarti West 4th, dove ho passato pomeriggi interi guardando partite su partite di street basketball, fumando erba, ma la risposta che sento di darti, invece, tira in ballo la metropolitana, mezzo di trasporto indispensabile per chiunque passi da NYC e luogo dove, necessariamente, ci si passano molte, molte ore, sia di giorno che di notte. Nella metropolitana di NYC si è esposti a un campionario umano non indifferente, fonte di numerose riflessioni e scritti.

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Scegli una canzone che rappresenta la quintessenza di New York. E motiva la tua scelta.

La canzone che rappresenta la quintessenza di NYC per il sottoscritto è NY State of Mind di NAS. Un pezzo meraviglioso tratto dal primo album dell’MC, Illmatic. La New York che NAS racconta è lontana dalle immagini più comuni e dai luoghi frequentati dai turisti: le sue rime ci portano a Queensbridge, nel Queens. NAS dipinge in rima delle fotografie di vita in alcune delle zone più depresse e pericolose della città; Mark Anthony Neal paragona quelle liriche all’opera fotografica di Gordon Parks e a quella poetica di Langston Hughes. Quel campione di piano, le percussioni incalzanti e il sample con la voce di Rakim compongono il beat di Premier che insieme al flow, alla voce e alla poesia di NAS rendono il pezzo una delle descrizioni più affascinanti della città. A mio avviso, NY State of Mind è anche una delle migliori canzoni di NAS e, la leggenda vuole che l’abbia scritta in studio mentre Preemo realizzava il beat e l’abbia registrata in un solo take. Devo ammettere che in uno dei miei primi viaggi, sono andato a Queensbridge a cercare il project dove era cresciuto NAS per vedere e cercare di comprendere l’ambiente che avesse ispirato quella canzone e che aveva così colpito il mio immaginario.

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Consigliaci un disco, un libro, un film/serie tv che riassumono perfettamente lo spirito dell’hip hop delle origini, l’old skool newyorchese.

Disco: Se parliamo di old school ti cito Sugar Hill Records Story, 4 cd con un libretto interno con la storia dell’etichetta e dei suoi gruppi (SugarHill Gang, Gm Flash and the Furious 5, Sequence, Busy Bee e molti altri).

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Libro: Un libro poco conosciuto, una storia orale sulla old school, Yes Yes Y’All di Charlie Ahearn.

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Film: senza alcun dubbio Wild Style sempre di C. Ahearn. Ma potrei dirti anche Beat Street, Style Wars e il più recente Rubble Kings.

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Grazie di cuore bro! Daghe!

 

Louis Armstrong House Museum, Queens.

Per non stancarsi mai di New York bisognerebbe, ogni giorno, fare qualcosa che ci ricorda, appunto, che siamo a New York! In generale poi, credo che la curiosità, la voglia di esplorare, scoprire cose nuove è il segreto per non perdere l’entusiasmo, restare giovani, diventare più saggi e sentirsi vivi!

Oggi, ad esempio, sono andato nel Queens, a Corona, per visitare la casa museo della leggenda del jazz Louis Armstrong.

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È stata un’esperienza davvero intensa e suggestiva. Un tour guidato in tutte le stanze della casa, con tanti aneddoti, curiosità e storie interessanti, ti fa entrare in contatto diretto con quella che fu la quotidianità di Louis “Satchmo” Armstrong, le sue abitudini. Un percorso intimo, tra quadri di Salvador Dalì e Tony Bennett, bagni lussuosi, bibbie, una cucina stilosissima, uno studio pieno di registrazioni audio su bobina e appunti vari, scritti con una calligrafia impeccabile e pulita. Senza dimenticare “the Armstrongs’ beautiful Japanese-inspired garden”.

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La casa è rimasta esattamente com’era quando vi abitarono Louis (morto nel 1971) e la moglie Lucille, una ballerina del celebre Cotton Club (morta nel 1983). E fu proprio lei, nel 1943, a scegliere questa abitazione e questa zona. Avrebbero potuto abitare ovunque e scelsero il Queens!

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Disse Duke Ellington: “If anybody was Mr. Jazz it was Louis Armstrong. He was the epitome of jazz and always will be. He is what I call an american standard, an american original.”

Armstrong oltre ad essere stato un artista straordinario, un genio assoluto, è stato anche un grande Uomo, capace di trasmettere gioia, serenità e positività.
Con il sorriso stampato sulla faccia fino all’ultimo dei suoi giorni. Tenace, generoso. Un esempio e una fonte di ispirazione ancora oggi. Immortale, come una delle sue canzoni più belle.

I see trees of green, red roses too
I see them bloom for me and you
And I think to myself what a wonderful world.

I see skies of blue and clouds of white
The bright blessed day, the dark sacred night
And I think to myself what a wonderful world.

The colors of the rainbow so pretty in the sky
Are also on the faces of people going by
I see friends shaking hands saying how do you do
They’re really saying I love you.

I hear babies crying, I watch them grow
They’ll learn much more than I’ll never know
And I think to myself what a wonderful world
Yes I think to myself what a wonderful world

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Se volete visitare il Louis Armstrong House Museum, ecco qualche info:

ADDRESS
Louis Armstrong House Museum
34-56 107th Street
Corona, NY 11368
718-478-8274

HOURS
Tuesday – Friday: 10 am – 5 pm
Saturday – Sunday: 12 pm – 5 pm

The Museum is shown only through guided 40-minute historic house tours that start every hour on the hour (last tour of the day starts at 4 pm). The exhibit area and garden can be explored before or after the tour. No appointment is necessary, unless you are planning a group visit for at least 8 people.

Closed on all Mondays and the following Holidays: Thanksgiving, Christmas Eve, Christmas Day, New Year’s Eve and New Year’s Day. Always open on the 4th of July, in honor of Louis’s traditional birthday.

ADMISSION
Adults: $10
Seniors (65 and older), students, and children: $7
Group rate: $6
Children under 4: Free
Members: Free

The price of admission includes a guided historic house tour and access to the exhibit area and garden, which can be viewed before or after your tour.