Intervista a Roger Ramone.

Grandissimo Roger! Benvenuto nel mio blog! One! Two! Three! Four!
Ciao a tutti, sono Ruggero Brunello, in arte Roger Ramone, nato il primo marzo come Roger Daltrey. Sono un deejay, cantante e autore rock classe 1967, che ha tradotto libri legati al football e alle sottoculture musicali britanniche, nonché la biografia di Bon Scott e quella dei Ramones, scritta dal loro tour manager Monte A. Melnick, che è anche il mio testimone di matrimonio assieme a Danny Fields. Sono uno che da del Tu alla vita, una cosa che va molto vicina all’entusiasmo di Ricky Russo 😉

roger bowery pose

A livello di entusiasmo per New York riconosco che sei l’unico in grado di battermi! E ormai, sei considerato ufficialmente “Il Quinto Ramone”. Come sei entrato in contatto con tutti i personaggi newyorchesi collegati ai Ramones?
Batterti sull’entusiasmo è davvero un’impresa, ma riconosco che potremmo giocarcela al totofinish – ma non sarebbe mai una gara, bensì una festa 😉
Anche “Il Quinto Ramone” è un titolo che fa gola a molti e molti lo meritano davvero, come Arturo Vega e Monte; diciamo che amo i Ramones classici e la loro essenza originale quasi come la mia piccola Vania. Sono stato a NYC per quattro volte e sarò qui per la quinta mentre leggerete questa intervista: la prima volta per due settimane, la seconda per sposarmi e per il viaggio di nozze, la terza per il 40° di “Ramones” – e sono andato anche al 40° del Roundhouse a Londra con Danny -, la quarta per accompagnare assieme al mio socio Compa un gruppo di amici “Sulle Orme Dei Ramones” e per partecipare con membri della mia band The Denims e di On My Arms, Duracel, Derozer e SuperHype al Joey Ramone Birthday Bash – billed come The Italians e invitati da Mickey Leigh e John Holmstrom – e la quinta volta per una seconda edizione di “Sulle Orme dei Ramones” ma con un invito ad esibirci dal vivo alla Bowery Electric.
La cosa che mi piace di più di questa città è LO STILE. I quartieri, le case, le strade, i tetti, la musica. I ponti. Ogni individuo connotato trasmette così tanto carisma che sembra quasi una micro-scena formata da una sola persona.
Non mi sono ancora trasferito perché mia moglie è professoressa e vice preside, ma solo finché non le troverò una scuola qui a New York!
I personaggi legati ai Ramones li ho conosciuti con la mia proverbiale non-timidezza: scrivendo loro un messaggio e chiedendo di incontrarci, come con Monte. Qualcuno me lo hanno presentato – grazie all’estro di Compa ho conosciuto Roberta Bayley e David Godlis – qualcuno l’ho riconosciuto, ma davvero non ho nessun problema a rapportarmi con persone famose oppure celeberrime o, ancora, famigerate.
Ho chiesto e ottenuto di tradurre “On The Road With The Ramones” scritto da Monte, che poi abbiamo invitato con l’Home Rock Bar a presentare il libro all’Home Festival, e Monte mi ha raccomandato a Danny Fields. Sono stato interprete e accompagnatore di Danny in occasione della sua mostra di foto in Italia e, deciso con Vania che ci saremmo sposati, ho chiesto ai due di farci da testimoni e hanno subito accettato. Allo stesso modo, mentre stavo per partire per NYC, ho chiesto ai ragazzi del Treviso Comic Book Festival se avrebbero avuto piacere di invitare John Holmstrom e mi hanno detto di sì, e così, l’ho invitato al mio matrimonio, scrivendogli su Facebook e conoscendolo due ore prima di sposarmi! Queste persone hanno fatto sì, comprendendo la mia natura identica alla loro, che io potessi incontrare e conoscere anche molti altri personaggi del Punk, musicisti, fotografi, autori e gestori. Una scena incredibile e allo stesso tempo molto naturale, per me.

Roger BB-75
Monte A. Melnick, Ruggero & Vania, Danny Fields a Coney Island.

Raccontaci delle tue nozze con Vania a Coney Island…
Devo dirti che sposarsi sul molo di Coney, con la Wonder Wheel dietro ed una volta completamente azzurra, un manipolo di amici e mia madre, con Danny Fields che ci guarda e sorride – si è presentato con Gillian McCain, una ragazza eccezionale che tra l’altro ha scritto il libro “Please Kill Me” assieme a Legs McNeil – e Monte che ci strizza l’occhio è stata un’emozione incalcolabile. Con queste persone abbiamo sviluppato un’amicizia proprio speciale e ne sono veramente fiero. Una cosa che scalda il cuore e magnifica la passione.

2014-F-sulla-strada

Hai tradotto in Italia il libro di Monte A. Melnick, tour manager dei Ramones, peccato che è andato esaurito subito… E’ prevista una ristampa?
A dire il vero io ne ho ancora qualche copia. Chiedetemela! Tradurre questo libro dopo aver promesso personalmente a Monte due anni prima che sarei riuscito a farlo è stato fantastico e anche molto sofferto. Mentre traducevo il libro durante una delle più calde estati di tutti i tempi, una sera che mi girava la testa da matti sono andato a dormire presto, e la mattina mi sono alzato di buon’ora per ricominciare a tradurre. Quella sera, proprio quella sera, Tommy Ramone se ne stava andando e l’ho scoperto alle sei del mattino. Molto, molto toccante. Per questo con Monte abbiamo aggiunto delle foto e del testo, rendendo quindi la versione Italiana la più completa a tutt’oggi.
I giorni della presentazione del libro, a Treviso, sono stati epici e indimenticabili.
Il seguito della prima edizione, beh, sta per uscire in America una bonus edition con 40 pagine in più che comprende nuove informazioni e nuove foto, assieme alla copertina di John Holmstrom con un titolo ancora più colorato! “Veggente Extraordinaire” (Cit.) 😉

11000285_527335460741136_1131576656004567346_n-2

Regalaci un tuo aneddoto sui Ramones.
Guarda, ho saputo delle cose inenarrabili che non sono contenute in nessun libro. Posso dirti ad esempio che Johnny Ramone ha dato il promo di Rocket To Russia in mano a John e gli ha detto, “Vai a casa, accenditene una e ascoltalo, poi disegna una cosa per ogni canzone”. John ci ha raccontato questo proprio lungo la Second Avenue, mentre ciondolavamo per la Lower East Side con lui che raccontava, mostrandoci dove sono i ristoranti Indiani dove Joey stava, “eating chicken vinda-a-loo”.
Già sono uno che dorme poco perché faccio fatica a rallentare il cervello, figurati con cose come questa che ti arrivano così, come la brezza sul viso mentre attraversi una strada di New York circondato dalla Storia Della Musica. Quelle canzoni, scritte da quattro ragazzi che hanno cambiato il mondo con quello che avevano, facendo di necessità virtù e introducendo un tratto indelebile tanto palese al giorno d’oggi,  arricchite da aneddoti così regalano un’insonnia perpetua.the-warriorsQuali sono i tuoi album preferiti dei Ramones, i tuoi film preferiti ambientati a NY e gli scrittori newyorchesi preferiti? 
Tough Task my son.
Decisamente i due RTR – Rocket To Russia e Road To Ruin: le versioni expanded della Rhino sono FANTASMAGORICHE. Ex equo, mi gioco il loro esordio e Leave Home, che amo particolarmente. Ognuno di essi ha un suono eccezionale e un songwriting che mi emoziona ancora come il primo giorno. Come l’amore.
Film: assolutamente The Warriors – con i Denims ho scritto testo e musica di una canzone intitolata “Ajax Is Well” – che è quintessential NYC: ne possiedo tre versioni diverse sia in Italiano che in Inglese, e anche due versioni della colonna sonora strepitose. Poi, Taxi Driver: troppo ben fatto e troppo New York. Sento addirittura gli odori, quando lo guardo. Ne possiedo una versione con interviste allegate che valgono quasi come un altro film.
E il terzo, durissima. Posso dirti, Dressed To Kill – la scena a Columbus Circus mi fa fermare il cuore, più di Angie Dickinson nuda; Superfly, splendidamente sincero e iconico; Serpico, scarno e spietato, con dettagli irripetibili.
Molte serie televisive girate a NYC sono strepitose: Mr. Robot, Good Girls Revolt ed Elementary.
Per quanto riguarda gli scrittori, tra tutti i classici quella che mi ha proprio emozionato è Patti Smith, che scrive veramente, veramente bene.

aebz-square-1536

denims compa promo 1
“Since Day One” è il titolo dell’esordio dei Denims, con 12 canzoni originali.

definitivo-modificato25-07-2017.jpg

Questa sera ti vedremo in concerto a New York con la tua band, che bomba bro…
Recentemente, sono riuscito ad intercettare proprio nella tua Trieste Jesse Malin per uno show acustico, e gli ho raccontato sia dal vivo che via mail di me e del fatto che sarei tornato a New York con amici e musicisti. Ho pensato per giorni cosa mettermi – ingegnandomi in ciò che chiamo affettuosamente “totolook” – e ho scelto un maglione di Marc Jacobs a righe nere e rosse, una baseball jersey degli Zen Guerrilla nera e rossa, Levi’s orange tab dei 70’s, adidas london (nere e rosse) con calzini a righe Fred Perry uguali al maglione, un foulard blu scuro in seta con motivo del logo presidenziale di Reale (uguale a quello che ho regalato a Danny Fields) e un giubbino in denim Maverick anni 60. Aaahahahaa, si capisce che un’altra delle mie passioni è il vintage?!? Fatto sta che dopo un mese ho ricevuto una mail, senza che avessi detto “a”, nella quale mi invitavano a suonare in uno dei suoi club. Da qui è partita una super organizzazione supplementare del viaggio e così mercoledì 22 maggio saremo di scena con Denims, On My Arms e Duracel alla Bowery Electric (327 Bowery) con la nostra serata live denominata THE ITALIAN AFFAIR, e ci sarà “Da Dee Dee Vertirsi!”
Ci saranno dei Punk originali a vederci, già questo vale il prezzo del biglietto 😉

Chissà se riuscirò a dormire
RR – RR
Perché la città è nostra e noi la vogliamo

Daghe Roger! Grazie per l’intervista, l’entusiasmo e le super chicche! 

Intervista a Giuseppe “u.net” Pipitone.

Giuseppe “u.net” Pipitone è uno dei massimi esperti di cultura Hip Hop a livello mondiale. For real. No monade. Grande stima e rispetto. Attualmente è ad Harvard come ricercatore. Si presenta così ai lettori di questo blog:

Father & Husband.

Activist & Author.

Lover of Black history and Hip Hop culture.

Believer in the power of oral history.

NAS Fellow 2018-2019.

Giuseppe “u.net” Pipitone ha pubblicato:

2006 – Bigger Than Hip Hop. La nuova resistenza afroamericana. (Agenzia X)

2008 – Renegades of Funk. Il Bronx e le radici dell’Hip Hop. (Agenzia X)

2012 – Louder Than a Bomb. La rivoluzione del rap. (Agenzia X)

2016 – No Half steppin’: An Oral and Pictorial History of New York City Club the Latin Quarter and the Birth of Hip-Hop’s Golden Era. (Wax Poetics Books)

2016 – Unstoppable, a documentary project on the early stages of Hip Hop in London.

2016 – Don’t Believe the Hype. Ferguson, BLM e Hip Hop.

2018 – Stand 4 What. Razza, Rap e attivismo nell’America di Trump. (Agenzia X)

No-Half-Steppin-cover-with-outline-72-dpi-620x765

Ciao Giuseppe, grazie per questa intervista! Partiamo da Harvard. Dal 2013 NAS finanzia con un’apposita fellowship (una sorta di assegno di ricerca) studiosi e artisti che abbiano approfondito le tematiche dell’Hip Hop in maniera eccelsa, tu hai ottenuto questo riconoscimento prestigioso per l’anno accademico in corso. Sei il primo straniero a ricoprire questo incarico. Complimenti! Come sta andando? Raccontaci…

Che dire Ricky… sto vivendo di sicuro una delle esperienze più importanti della mia vita. L’idea di andare ad Harvard con la NAS Fellowship è qualcosa che non avrei osato immaginare nemmeno nei miei sogni più arditi. L’esser incluso in un gruppo di storici, antropologi, musicologi che rappresentano l’eccellenza in ambito di studi afroamericani, oltre ad esser un onore, mi sta offrendo l’opportunità di avvicinarmi ad ambiti di studio di cui conoscevo poco o di cui ero riuscito solo a scalfirne la superficie. L’Hip Hop Archive and Research Institute è situato all’interno dell’Hutchins Center (il dipartimento di studi africani e afroamericani diretto da Henry Louis Gates jr) ed, insieme al sottoscritto, quest’anno ci sono Pablo Herrera Vetia, il produttore il cui sound ha caratterizzato la scena Hip Hop cubana anni 90, e Akua Naru, poetessa ed MC. Questa fellowship mi ha offerto la possibilità di dedicarmi interamente alla scrittura di un nuovo progetto avendo accesso a tutte le risorse di questa università. Il 13 marzo scorso ho tenuto il mio colloquium talk, dal titolo How’s Life In London, e lasciami dire che ho spaccato! L’obiettivo per i prossimi mesi è quello di terminare la mia storia orale sulla scena Hip Hop nella Londra degli anni 80 e sfruttare al massimo le opportunità che questa esperienza mi offrirà. Ovviamente spero di aver l’onore di incontrare NAS e ringraziarlo di persona.

page_1.jpg

Come puoi immaginare, sono interessato al tuo rapporto con New York. Quante volte ci sei stato? Che sentimenti nutri nei confronti di questa città? Cosa ti piace?

A questa domanda non saprei risponderti con precisione… dalla fine anni 90 a oggi credo di esser stato a NYC, per periodi più o meno lunghi, almeno una ventina di volte. Questa città è entrata nel mio immaginario sin dall’adolescenza grazie ai film quali I guerrieri della notte e Fa la cosa Giusta (solo per citare due classici) e alla musica rap, che tanto ha significato anche per il mio percorso personale. È una città che mi ha sempre affascinato moltissimo, a tratti emozionato: acciaio, cemento e vetrine intrise di vita e di storie. Un crogiolo di usanze, culture e cibi diversi, con contrasti e diseguaglianze tanto netti da aver sempre presente ‘a che parte appartengo’. La velocità e il susseguirsi di eventi ed esperienze che si possono vivere in una sola giornata la rendono qualcosa di unico al mondo, o perlomeno nel mio mondo. È il luogo nel quale sono nate diverse esperienze politiche radicali, ma è anche il luogo dove è nata la cultura Hip Hop. Insomma potrei dire che questa città rappresenta la sintesi dei miei desideri, interessi e aspirazioni.

FB_IMG_1555206390624

Ti chiedo di raccontarci almeno 3 tuoi luoghi preferiti della Grande Mela.

Il Nuyorican Poets Cafè e Revolution Books sono stati e sono tutt’ora due luoghi fondamentali della mia NYC. Verso la fine degli anni 90 il Nuyorican è stato un laboratorio culturale incredibile situato nel cuore di Alphabet City nel Lower East Side, a Manhattan. Le serate open mic che si svolgevano ogni weekend erano momenti creativi incredibili di confronto e scontro tra MC in una atmosfera di gioia e condivisione difficile da descrivere; quelle serate erano il luogo d’incontro della parte più politicizzata della cultura Hip Hop. Il Nuyorican rimane testimone di un quartiere di forti lotte sociali e sperimentazione artistica in un contesto ormai del tutto gentrificato. Revolution books è da sempre la mia libreria preferita nonchè il luogo dove scoprire di eventi e incontri di carattere politico; grazie ad un flyer trovato proprio in quella libreria, all’epoca situata sulla 19esima strada tra la Quinta e la Sesta, sono andato alle riunioni della Mumia Coalition, entrando così in contatto con diverse organizzazioni e militanti. Sono luoghi in cui cerco di andare ogni volta che mi trovo a NYC. Per la terza opzione potrei citarti West 4th, dove ho passato pomeriggi interi guardando partite su partite di street basketball, fumando erba, ma la risposta che sento di darti, invece, tira in ballo la metropolitana, mezzo di trasporto indispensabile per chiunque passi da NYC e luogo dove, necessariamente, ci si passano molte, molte ore, sia di giorno che di notte. Nella metropolitana di NYC si è esposti a un campionario umano non indifferente, fonte di numerose riflessioni e scritti.

FB_IMG_1555206385948.jpg

Scegli una canzone che rappresenta la quintessenza di New York. E motiva la tua scelta.

La canzone che rappresenta la quintessenza di NYC per il sottoscritto è NY State of Mind di NAS. Un pezzo meraviglioso tratto dal primo album dell’MC, Illmatic. La New York che NAS racconta è lontana dalle immagini più comuni e dai luoghi frequentati dai turisti: le sue rime ci portano a Queensbridge, nel Queens. NAS dipinge in rima delle fotografie di vita in alcune delle zone più depresse e pericolose della città; Mark Anthony Neal paragona quelle liriche all’opera fotografica di Gordon Parks e a quella poetica di Langston Hughes. Quel campione di piano, le percussioni incalzanti e il sample con la voce di Rakim compongono il beat di Premier che insieme al flow, alla voce e alla poesia di NAS rendono il pezzo una delle descrizioni più affascinanti della città. A mio avviso, NY State of Mind è anche una delle migliori canzoni di NAS e, la leggenda vuole che l’abbia scritta in studio mentre Preemo realizzava il beat e l’abbia registrata in un solo take. Devo ammettere che in uno dei miei primi viaggi, sono andato a Queensbridge a cercare il project dove era cresciuto NAS per vedere e cercare di comprendere l’ambiente che avesse ispirato quella canzone e che aveva così colpito il mio immaginario.

MV5BMjUzOTQwNTQxNF5BMl5BanBnXkFtZTgwNDAwNTk1MjE@._V1_.jpg

Consigliaci un disco, un libro, un film/serie tv che riassumono perfettamente lo spirito dell’hip hop delle origini, l’old skool newyorchese.

Disco: Se parliamo di old school ti cito Sugar Hill Records Story, 4 cd con un libretto interno con la storia dell’etichetta e dei suoi gruppi (SugarHill Gang, Gm Flash and the Furious 5, Sequence, Busy Bee e molti altri).

b111f2521868777fab66c1e1324f87c3.1000x1000x1.jpg

Libro: Un libro poco conosciuto, una storia orale sulla old school, Yes Yes Y’All di Charlie Ahearn.

1*tH1qpiS-7fVYv4gqxXUTGg.jpeg

Film: senza alcun dubbio Wild Style sempre di C. Ahearn. Ma potrei dirti anche Beat Street, Style Wars e il più recente Rubble Kings.

21020274_20130717140210072.jpg-r_1280_720-f_jpg-q_x-xxyxx

Grazie di cuore bro! Daghe!

 

Intervista a Stefano Isidoro Bianchi, editore e direttore della rivista Blow Up.

Stefano Isidoro Bianchi (Cortona, 1961) è editore e direttore della rivista Blow Up, nata come fanzine nel 1995, trasformata in rivista nel 1997 con la nascita della Tuttle Edizioni e approdata in edicola nel 1998. Tra il 1996 e il 1997 ha collaborato con le riviste Dynamo e Il Mucchio Selvaggio. Ha pubblicato Post Rock e oltre: introduzione alle musiche del nuovo millennio (con Eddy Cilìa, Giunti 1999), Prewar Folk: The Old, Weird America (1900-1940) (Tuttle Edizioni 2007), Suicide: il blues di New York City (Tuttle Edizioni 2017) e The Red Crayola: la tempesta perfetta (Tuttle Edizioni 2018) e ha curato Rock e altre contaminazioni (Tuttle Edizioni 2003) e The Desert Island Records (Tuttle Edizioni 2009). Nel 2004 ha partecipato al convegno internazionale “Nuovo e Utile”, i cui atti sono stati pubblicati nel volume La creatività a più voci, a cura di Annamaria Testa (Laterza, 2005).

Cover162.jpg

Ciao Stefano, grazie per questa breve intervista! Sei mai stato a New York? Raccontami quando, i tuoi ricordi, il primo impatto, le tue sensazioni…

Ho visitato New York tre volte e l’ho amata talmente tanto sin dal primo giorno che potrei scrivere un libro sull’impatto, i ricordi, le sensazioni. È il mio sogno di bambino e di adulto, il luogo dove vorrei essere nato e sempre vissuto. Detto naturalmente con l’occhio del turista, adoro la frenesia che vi si respira, il senso di libertà che trasmette, il caos che l’anima, le improvvise oasi di pace, i quartieri, le diversità, i mille odori e colori. Vivere a New York ti dà l’impressione di essere contemporaneamente nell’intero mondo, allo stesso tempo nel suo centro e nella sua più sperduta periferia, come se cento metri equivalessero a cinquemila chilometri. Ti pare che tutto sia a portata di mano, ti comunica un senso di onnipotenza, l’idea che non esistano limiti. Nessun’altra città ti dà queste sensazioni. La Downtown, Harlem, Williamsburg, Coney Island, Wall Street, la Lower East Side. Il mondo. Non puoi capire quanto ti invidio.

SIB New York 2009-2
Stefano Isidoro Bianchi a New York

Hai scritto un libro bellissimo sui Suicide… Negli ambienti underground della Big Apple si continua a celebrarli. Secondo te sono ancora influenti, “pericolosi” e attuali nel 2019?

Ti ringrazio per l’apprezzamento, tengo molto a quel libro. I Suicide saranno sempre influenti e pericolosi, almeno fino a che esisterà un under e un over, fino a che ci saranno l’emarginazione, la disperazione, il vuoto e qualcuno che urlerà al mondo tutto l’amore che serve a riempirlo.

Layout 1

Quali sono gli altri gruppi o artisti newyorchesi a cui dedicheresti volentieri un libro o una copertina di Blow Up?

A molti di essi ho già dato una copertina ma ancora troppi ce ne sarebbero… New York è indiscutibilmente la capitale del rock nelle sue forme più avanzate, irrispettose, sperimentali, visionarie. Nessuno di noi può farne a meno.

Cover80

Scegli un disco, un libro, un film e un’opera d’arte che secondo te sono la quintessenza di New York.

So di essere banalissimo ma per i dischi ti dico il primo dei Velvet Underground e il primo dei Suicide; però se devo scegliere una singola canzone ti dico New York City Serenade di Bruce Springsteen perché questa è una città che sa anche essere molto romantica. Per i film ti dico Manhattan di Woody Allen e La 25a ora di Spike Lee: il monologo di Edward Norton davanti allo specchio è la più struggente dichiarazione d’amore a NYC che io abbia mai visto e ascoltato. Per il libro senz’altro Ultima fermata a Brooklyn di Hubert Selby Jr. E infine per l’opera d’arte… be’, New York nella sua interezza è un’opera d’arte che si autorappresenta continuamente; è un essere vivente.

tumblr_oduv6wfh0o1v3gtoxo1_1280.jpg

Consigliaci un progetto musicale contemporaneo newyorchese che dobbiamo assolutamente ascoltare.

Ce ne sono talmente tanti che non ho neanche l’imbarazzo ma il panico della scelta… Mi salvo in corner facendoti un nome che non è affatto nuovissimo ma ancora troppo poco conosciuto: Dirty Projectors.

Daghe Stefano! A presto! Ci vediamo a New York!

Blow Up presenta Grand Tour New York pt. 1

Con la complicità del mega direttore galattico, il granitico Stefano Isidoro Bianchi, pubblico qualche stralcio del reportage su New York, GRAND TOUR, che ho scritto in 4 puntate, sul mensile BLOW UP – Musica e Altri Effetti Collaterali.

Per acquistare gli arretrati, tutte le info e i dettagli: http://www.blowupmagazine.com

Per prenotare un mio Walking Tour a New York: http://www.rickyrusso.com

20% di sconto su ogni Tour agli abbonati di Blow Up!

blowup_stampa

11000285_527335460741136_1131576656004567346_n-2

NEW YORK pt. 1:

Union Square e East Village

New York è ancora il centro del mondo, la capitale culturale degli Stati Uniti, la città dei sogni e delle grandi opportunità. NY State of Mind. Uno stile di vita. La città che non dorme mai. Dove il cielo è il limite. E soprattutto dove il motto è If I can make it there, I’ll make it anywhere. Sono circa 55 milioni i turisti che la visitano ogni anno (600 mila italiani) e sono sempre tantissimi gli immigrati che la scelgono per tentare una vita migliore (anche se la situazione dei visti lavorativi nell’era Trump si è fatta più complicata). La Grande Mela è una metropoli frenetica, luccicante, in continua evoluzione. New York corre alla velocità della luce e il cambiamento sembra ormai l’unica vera costante. Eppure, il vero newyorchese è una persona molto nostalgica, che rimpiange i bei tempi passati. “You are a New Yorker when what was there before is more real and solid than what is here now” ha scritto Colson Whitehead nel libro di saggi sulla sua città natale, “The Colossus of New York”. Un tempo, neanche troppo remoto, la Big Apple era una città selvaggia e pericolosa, dove gli artisti e i creativi però potevano vivere con poco. Oggi, ahimè, tutto è carissimo, a partire dagli affitti esorbitanti e la città ha subito un processo esteso e radicale di gentrificazione (riconversione e imborghesimento di molte aree appartenute storicamente alle classi popolari). Il lato positivo è la diminuzione drastica della criminalità, NY è diventata molto sicura. Il lato negativo, invece, è la riduzione degli spazi e delle possibilità, in particolare a Manhattan, per la nuova generazione di artisti emergenti. Ovviamente non tutto è perduto. L’eco del glorioso passato rimane una fonte di ispirazione nel presente. Se amate il rock’n’roll o semplicemente volete vedere da vicino quella che è stata definita la capitale della Controcultura, l’East Village fa decisamente al caso vostro e potrebbe essere il punto di partenza per visitare la città. L’East Village, infatti, rimane ancora oggi un quartiere creativo, colorato, pieno di bar, club, ristoranti e negozi. La nostra prima tappa alla scoperta di New York inizia a Union Square. […]

…segue per 5 pagine nel numero 236 di Blow Up – Gennaio 2018 

 

NIAGARA JOE STRUMMER MURAL

JOHN VARVATOS

Le foto del reportage sono di Mauro Clerici

 

10983387_526270470847635_5646040789643683735_n-1

NY GROOVE – ESCURSIONE EAST VILLAGE (St. Marks Place, 2nd Avenue, Tompkins Square, Alphabet City, Bowery…) –  è un viaggio nei luoghi più rock’n’roll della Grande Mela. Sulle tracce dei Ramones, Velvet Underground, New York Dolls, Led Zeppelin, Rolling Stones, Clash, Iggy Pop, Madonna… Nei posti dove sorsero i leggendari locali da concerto Max’s Kansas City, Palladium, Fillmore East e CBGB. Questo mio walking tour celebra alcuni musicisti che hanno marchiato a fuoco la storia del rock’n’roll ed alcuni locali che sono stati un trampolino di lancio per star planetarie e un punto di incontro per molti artisti, poeti, personaggi eccentrici della scena newyorchese.

 

Quando:

Ogni Venerdì alle 2.30pm (anche su richiesta in altri giorni e orari). 

Durata:

3 ore.

Punto di ritrovo: 

Union Square, davanti alla libreria Barnes and Noble.

Costo:

Minimo 2 persone:   $65 a persona

Minimo 4 persone:   $50 a persona

Minimo 10 persone: $45 a persona

 
Prenotazioni:
 
Mail (info@rickyrusso.com) oppure WhatsApp (+1 347 619 4768).
 

 

Scrittori italiani a New York.

per ric
Disegno di Davide Toffolo: i Tre Allegri Ragazzi Morti con Pasolini a New York.

«È una città magica, travolgente, bellissima. Una di quelle città fortunate che hanno la grazia. Come certi poeti che ogniqualvolta scrivono un verso fanno una bella poesia. Mi dispiace non esser venuto qui molto prima, venti o trent’anni fa, per restarci. Non mi era mai successo conoscendo un paese. Fuorché in Africa, forse. Ma in Africa vorrei andare e restare per non ammazzarmi. L’Africa è come una droga che prendi per non ammazzarti, una evasione. New York non è un’evasione: è un impegno, una guerra. Ti mette addosso la voglia di fare, affrontare, cambiare: ti piace come le cose che piacciono, ecco, a vent’anni. Lo capii appena arrivato».
PIER PAOLO PASOLINI (“Un marxista a New York”, intervista di Oriana Fallacci, L’Europeo, 13 ottobre 1966)

 

newyork-calvino1
Italo Calvino

«Prime definizioni di New York: è una città elettrica, impregnata di elettricità, dove ci si carica di corrente a ogni passo, dove si prendono scosse ovunque si posi la mano… Una carica elettrica trascorre dalle cose al ritmo dei giorni, ai sentimenti, ai rapporti».

«Io amo New York e l’amore è cieco. E muto: non so controbattere le ragioni degli odiatori con le mie… Farò scrivere sulla mia tomba, sotto il mio nome, ‘Newyorkese’?».
ITALO CALVINO (dal libro “Un ottimista in America, 1959-1960”)

 

161717-goffredo_parise
Goffredo Parise

«C’è un solo luogo a New York protetto dal vacuum storico in forma tanto poetica quanto misteriosa e solenne, ed è Harlem. Perché Harlem è il vuoto storico: una immensa isola al centro di New York ma sollevata da New York in un limbo che a noi bianchi non è dato penetrare. Le sue porte sono quelle dell’anima e il suolo di Harlem è ancora quello della preistoria. Poco importa che vi sorgano edifici, slabbrate tane per topi, che si aprano strade e Avenue, che la percorrano autobus e taxi. Gli edifici sono gli alberi pietrificati delle foreste, savane i miseri spazi-prigione color della cenere chiusi da reti metalliche dove due ragazzi giocano a pallavolo, mercati di villaggio i bar dove si spaccia la droga. Dagli abitanti e dallo spazio di Harlem si solleva l’anima di un popolo di grande bellezza e di geniale pazzia che nessun plenum storico ha toccato mai: il vuoto di Harlem, le radici di Harlem sono le sterminate praterie, i grandi fiumi e gli immensi cieli d’Africa».
GOFFREDO PARISE (dal libro “New York”, 1977)

 

PREZZOLINI

«Anche New York era, o poteva essere una biblioteca: tutte quelle vite, quei tentativi di vita, quei finali di vita, quelle ascese, discese, quei tramonti rapidi di improvvise aurore, quel formicolare di desideri infiniti…».
GIUSEPPE PREZZOLINI (dal “Diario 1942-1968)

 

TERZANI

«New York mi piaceva moltissimo. Adoravo, quando ero in forze, attraversarla in lungo e in largo, a piedi, a volte per ore di seguito. Ma mi era anche impossibile in certi momenti non sentire il carico di lavoro, di dolore e sofferenza che ogni suo grattacielo rappresentava. Guardavo il Palazzo delle Nazioni Unite e pensavo a quante parole e quante menzogne, a quanto sperma e quante lacrime venivano versate nell’inutile tentativo di gestire una umanità che non può essere gestita, perché il solo principio che la domina è quello dell’ingordigia e perché ogni individuo, ogni famiglia, ogni villaggio o nazione pensa solo al suo e mai al nostro. Camminavo davanti al Plaza Hotel, passavo davanti al Waldorf Astoria, i grandi, famosi alberghi di New York, dove sono scesi e scendono ancora i dittatori, i capi di Stato e di governo, le spie e i rispettabili assassini di mezzo mondo, e ripensavo alle decisioni prese, ai complotti che, orditi in quelle stanze, hanno cambiato i destini di vari Paesi rovesciandone i regimi, uccidendone gli oppositori o facendo sparire nel nulla qualche dissidente prigioniero».
TIZIANO TERZANI (dal libro “Un altro giro di giostra”, 2004)

CaterpillarAM su Radio2 Rai in diretta da New York! Cool! E ci sarò anch’io! Ah no po’ ciò!

Sono davvero onorato dell’invito! Da lunedì 7 a venerdì 11 novembre, sarò tra gli ospiti di CaterpillarAM in diretta dalla Grande Mela!

Per le elezioni presidenziali USA, la popolarissima trasmissione dell’alba di Radio2 Rai andrà in diretta da New York e da Milano. Da lunedì 7 novembre, per cinque mattine Filippo Solibello e Marco Ardemagni saranno in onda dal Piccolo Café di Amsterdam Avenue, con Claudia de Lillo e Cinzia Poli dall’abituale studio di Milano: in Italia saranno le 6 dell’alba, a New York sarà mezzanotte.

Lo studio newyorchese sarà aperto al pubblico e animato dalla creativa comunità italiana, di cui il Piccolo Café è ritrovo abituale: dai giornalisti ai dj, dai professori universitari agli studenti, passando per i maratoneti, tutti seguiranno in diretta l’attesa, lo spoglio e il post elezioni da 313, Amsterdam Avenue.

Cinque serate vivacissime, con ospiti a sorpresa: due puntate di brivido elettorale, la terza nella notte tra l’8 e il 9 in cui seguire lo spoglio, e le due serate finali verso la Nuova America.

caterpillaram-il-piccolo
Il Piccolo, domenica 6 novembre 2017.

13226694_1085109078202287_3776900797532625239_n

432115_335962986450237_923590075_nSu Radio2 Rai dalle 6.00 alle 7.30.
WEB http://www.caterpillaram.rai.it
PODCAST http://bit.ly/1fhX0Vt
TWITTER @caterpillaram
FACEBOOK https://www.facebook.com/caterpillaram.radio2/
GATTINI NUDI caterpillaram@rai.it

New York in bicicletta.

Articolo realizzato con la collaborazione di Sabrina Bianchini Ghillani (nella foto in alto)

L’aspetto più affascinante di New York è il suo continuo mutare di forme, colori, suoni, razze, lingue, cibi, usanze, idee, culture e religioni.

Brooklyn, Bronx, Queens and Staten
From the Battery to the top of Manhattan
Asian, Middle-Eastern and Latin
Black, White, New York you make it happen.

Attraversare la città vuol dire oltrepassare mondi diversi (così vicini, così lontani). Vivere nella Big Apple ti apre la mente, ti allarga gli orizzonti e ti fa capire che una convivenza pacifica tra i popoli è possibile.

Vagando per le strade di New York spesso si ha l’impressione di provare la stessa esperienza mistica di un regista cinematografico mentre gira un eccitante piano sequenza. I nostri occhi/macchina da presa si fanno largo tra la gente, i grattacieli, il traffico per catturare l’energia della città che non dorme mai.

C’è, infatti, un’energia incredibile e difficile da spiegare a parole nelle strade di New York. Adrenalina pura.

Percorrere la città in bicicletta è forse il modo più coinvolgente e poetico per assorbire tutta questa energia straripante e per catturare la vera essenza di questa Big City, così dinamica e in costante evoluzione.

Non è solo una questione di praticità, benessere fisico e contributo “ecologico”, oggi usare la bici a New York è diventato uno stile di vita.

east-village-2

The most fascinating aspect of New York is its heterogeneity of forms, colors, sounds, races, idioms, foods, cultures and religions.

Brooklyn, Bronx, Queens and Staten
From the Battery to the top of Manhattan
Asian, Middle-Eastern and Latin
Black, White, New York you make it happen.

Walking around the city means passing through an array of infinite different worlds. Living in the Big Apple opens your mind, broadens your horizons and makes you aware that a peaceful coexistence among different races is possible.

Wandering the streets of New York gives one the mystical experience of a film director shooting an exciting sequence. Our eyes, like cameras, push through the crowds, the skyscrapers and the traffic to capture the energy of the city that never sleeps.

There is, indeed, an incredible energy in the streets of this big city. Pure adrenaline.

Riding a bicycle in New York is perhaps the most poetic and fascinating way to absorb all of its overflowing energy and to capture the essence of this metropolis that is so dynamic and constantly evolving.

Today, being a cyclist in New York doesn’t have only a practical or ecological meaning; it has become a lifestyle.

sabrina-4

“The cyclist is someone very cool”, as quoted by Sam Polcer, photographer, journalist and author of the book “New York Bike Style” (2014). His book uses striking images to create the ultimate style guide for anyone who pedals their way through The Big Apple.

new-york-bike-style-cover

Polcer is also the director of communication at Bike New York, a non-profit organization that is very active in promoting the use of bicycles in NYC. Since 1977, on the first Sunday of May, Bike New York organizes a very successful event: the TD Five Boro Bike Tour. On that day, more than 32 thousand cyclists from all over the world gather to ride 40 miles through the 5 boroughs of NYC. It’s a unique event where the cyclists are the real protagonists, free to ride the streets of the City completely car free. For one day, the roads are yours, the bridges are yours, the City is yours—there’s no better way to experience the Big Apple.

lower-east-side

Time’s Up is another not-for-profit direct-action environmental group that uses events and educational programs to promote positive, thought-provoking and sustainable lifestyles. Time’s Up now has two bicycle workshop locations: one in Manhattan’s Lower East Side and one in Williamsburg, Brooklyn.

Citi Bike is a self-service system that provides members with easy access to a network of thousands of bicycles, stretching from Columbus Circle to Atlantic Avenue in Brooklyn.

sabrina-1

Of course we must not forget to mention New York’s number one cycling icon: David Byrne, the ingenious artist and musician. His love and devotion to the bicycle as a primary means of transport is very influential, and his book “Bicycle Diaries” (2009) is a must read. Byrne’s point of view, from his bike seat, became his panoramic window to urban life, a magical way of opening one’s eyes to the inner workings and rhythms of a city’s geography and population.

bicycle-diaries

sabrina-3

Ricky Russo and Sabrina Bianchini Ghillani

Thanks to Andrea Valentini and Moncler