Scrittori italiani a New York.

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Disegno di Davide Toffolo: i Tre Allegri Ragazzi Morti con Pasolini a New York.

«È una città magica, travolgente, bellissima. Una di quelle città fortunate che hanno la grazia. Come certi poeti che ogniqualvolta scrivono un verso fanno una bella poesia. Mi dispiace non esser venuto qui molto prima, venti o trent’anni fa, per restarci. Non mi era mai successo conoscendo un paese. Fuorché in Africa, forse. Ma in Africa vorrei andare e restare per non ammazzarmi. L’Africa è come una droga che prendi per non ammazzarti, una evasione. New York non è un’evasione: è un impegno, una guerra. Ti mette addosso la voglia di fare, affrontare, cambiare: ti piace come le cose che piacciono, ecco, a vent’anni. Lo capii appena arrivato».
PIER PAOLO PASOLINI (“Un marxista a New York”, intervista di Oriana Fallacci, L’Europeo, 13 ottobre 1966)

 

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Italo Calvino

«Prime definizioni di New York: è una città elettrica, impregnata di elettricità, dove ci si carica di corrente a ogni passo, dove si prendono scosse ovunque si posi la mano… Una carica elettrica trascorre dalle cose al ritmo dei giorni, ai sentimenti, ai rapporti».

«Io amo New York e l’amore è cieco. E muto: non so controbattere le ragioni degli odiatori con le mie… Farò scrivere sulla mia tomba, sotto il mio nome, ‘Newyorkese’?».
ITALO CALVINO (dal libro “Un ottimista in America, 1959-1960”)

 

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Goffredo Parise

«C’è un solo luogo a New York protetto dal vacuum storico in forma tanto poetica quanto misteriosa e solenne, ed è Harlem. Perché Harlem è il vuoto storico: una immensa isola al centro di New York ma sollevata da New York in un limbo che a noi bianchi non è dato penetrare. Le sue porte sono quelle dell’anima e il suolo di Harlem è ancora quello della preistoria. Poco importa che vi sorgano edifici, slabbrate tane per topi, che si aprano strade e Avenue, che la percorrano autobus e taxi. Gli edifici sono gli alberi pietrificati delle foreste, savane i miseri spazi-prigione color della cenere chiusi da reti metalliche dove due ragazzi giocano a pallavolo, mercati di villaggio i bar dove si spaccia la droga. Dagli abitanti e dallo spazio di Harlem si solleva l’anima di un popolo di grande bellezza e di geniale pazzia che nessun plenum storico ha toccato mai: il vuoto di Harlem, le radici di Harlem sono le sterminate praterie, i grandi fiumi e gli immensi cieli d’Africa».
GOFFREDO PARISE (dal libro “New York”, 1977)

 

PREZZOLINI

«Anche New York era, o poteva essere una biblioteca: tutte quelle vite, quei tentativi di vita, quei finali di vita, quelle ascese, discese, quei tramonti rapidi di improvvise aurore, quel formicolare di desideri infiniti…».
GIUSEPPE PREZZOLINI (dal “Diario 1942-1968)

 

TERZANI

«New York mi piaceva moltissimo. Adoravo, quando ero in forze, attraversarla in lungo e in largo, a piedi, a volte per ore di seguito. Ma mi era anche impossibile in certi momenti non sentire il carico di lavoro, di dolore e sofferenza che ogni suo grattacielo rappresentava. Guardavo il Palazzo delle Nazioni Unite e pensavo a quante parole e quante menzogne, a quanto sperma e quante lacrime venivano versate nell’inutile tentativo di gestire una umanità che non può essere gestita, perché il solo principio che la domina è quello dell’ingordigia e perché ogni individuo, ogni famiglia, ogni villaggio o nazione pensa solo al suo e mai al nostro. Camminavo davanti al Plaza Hotel, passavo davanti al Waldorf Astoria, i grandi, famosi alberghi di New York, dove sono scesi e scendono ancora i dittatori, i capi di Stato e di governo, le spie e i rispettabili assassini di mezzo mondo, e ripensavo alle decisioni prese, ai complotti che, orditi in quelle stanze, hanno cambiato i destini di vari Paesi rovesciandone i regimi, uccidendone gli oppositori o facendo sparire nel nulla qualche dissidente prigioniero».
TIZIANO TERZANI (dal libro “Un altro giro di giostra”, 2004)

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CaterpillarAM su Radio2 Rai in diretta da New York! Cool! E ci sarò anch’io! Ah no po’ ciò!

Sono davvero onorato dell’invito! Da lunedì 7 a venerdì 11 novembre, sarò tra gli ospiti di CaterpillarAM in diretta dalla Grande Mela!

Per le elezioni presidenziali USA, la popolarissima trasmissione dell’alba di Radio2 Rai andrà in diretta da New York e da Milano. Da lunedì 7 novembre, per cinque mattine Filippo Solibello e Marco Ardemagni saranno in onda dal Piccolo Café di Amsterdam Avenue, con Claudia de Lillo e Cinzia Poli dall’abituale studio di Milano: in Italia saranno le 6 dell’alba, a New York sarà mezzanotte.

Lo studio newyorchese sarà aperto al pubblico e animato dalla creativa comunità italiana, di cui il Piccolo Café è ritrovo abituale: dai giornalisti ai dj, dai professori universitari agli studenti, passando per i maratoneti, tutti seguiranno in diretta l’attesa, lo spoglio e il post elezioni da 313, Amsterdam Avenue.

Cinque serate vivacissime, con ospiti a sorpresa: due puntate di brivido elettorale, la terza nella notte tra l’8 e il 9 in cui seguire lo spoglio, e le due serate finali verso la Nuova America.

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Il Piccolo, domenica 6 novembre 2017.

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432115_335962986450237_923590075_nSu Radio2 Rai dalle 6.00 alle 7.30.
WEB http://www.caterpillaram.rai.it
PODCAST http://bit.ly/1fhX0Vt
TWITTER @caterpillaram
FACEBOOK https://www.facebook.com/caterpillaram.radio2/
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New York in bicicletta.

Articolo realizzato con la collaborazione di Sabrina Bianchini Ghillani (nella foto in alto)

L’aspetto più affascinante di New York è il suo continuo mutare di forme, colori, suoni, razze, lingue, cibi, usanze, idee, culture e religioni.

Brooklyn, Bronx, Queens and Staten
From the Battery to the top of Manhattan
Asian, Middle-Eastern and Latin
Black, White, New York you make it happen.

Attraversare la città vuol dire oltrepassare mondi diversi (così vicini, così lontani). Vivere nella Big Apple ti apre la mente, ti allarga gli orizzonti e ti fa capire che una convivenza pacifica tra i popoli è possibile.

Vagando per le strade di New York spesso si ha l’impressione di provare la stessa esperienza mistica di un regista cinematografico mentre gira un eccitante piano sequenza. I nostri occhi/macchina da presa si fanno largo tra la gente, i grattacieli, il traffico per catturare l’energia della città che non dorme mai.

C’è, infatti, un’energia incredibile e difficile da spiegare a parole nelle strade di New York. Adrenalina pura.

Percorrere la città in bicicletta è forse il modo più coinvolgente e poetico per assorbire tutta questa energia straripante e per catturare la vera essenza di questa Big City, così dinamica e in costante evoluzione.

Non è solo una questione di praticità, benessere fisico e contributo “ecologico”, oggi usare la bici a New York è diventato uno stile di vita.

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The most fascinating aspect of New York is its heterogeneity of forms, colors, sounds, races, idioms, foods, cultures and religions.

Brooklyn, Bronx, Queens and Staten
From the Battery to the top of Manhattan
Asian, Middle-Eastern and Latin
Black, White, New York you make it happen.

Walking around the city means passing through an array of infinite different worlds. Living in the Big Apple opens your mind, broadens your horizons and makes you aware that a peaceful coexistence among different races is possible.

Wandering the streets of New York gives one the mystical experience of a film director shooting an exciting sequence. Our eyes, like cameras, push through the crowds, the skyscrapers and the traffic to capture the energy of the city that never sleeps.

There is, indeed, an incredible energy in the streets of this big city. Pure adrenaline.

Riding a bicycle in New York is perhaps the most poetic and fascinating way to absorb all of its overflowing energy and to capture the essence of this metropolis that is so dynamic and constantly evolving.

Today, being a cyclist in New York doesn’t have only a practical or ecological meaning; it has become a lifestyle.

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“The cyclist is someone very cool”, as quoted by Sam Polcer, photographer, journalist and author of the book “New York Bike Style” (2014). His book uses striking images to create the ultimate style guide for anyone who pedals their way through The Big Apple.

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Polcer is also the director of communication at Bike New York, a non-profit organization that is very active in promoting the use of bicycles in NYC. Since 1977, on the first Sunday of May, Bike New York organizes a very successful event: the TD Five Boro Bike Tour. On that day, more than 32 thousand cyclists from all over the world gather to ride 40 miles through the 5 boroughs of NYC. It’s a unique event where the cyclists are the real protagonists, free to ride the streets of the City completely car free. For one day, the roads are yours, the bridges are yours, the City is yours—there’s no better way to experience the Big Apple.

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Time’s Up is another not-for-profit direct-action environmental group that uses events and educational programs to promote positive, thought-provoking and sustainable lifestyles. Time’s Up now has two bicycle workshop locations: one in Manhattan’s Lower East Side and one in Williamsburg, Brooklyn.

Citi Bike is a self-service system that provides members with easy access to a network of thousands of bicycles, stretching from Columbus Circle to Atlantic Avenue in Brooklyn.

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Of course we must not forget to mention New York’s number one cycling icon: David Byrne, the ingenious artist and musician. His love and devotion to the bicycle as a primary means of transport is very influential, and his book “Bicycle Diaries” (2009) is a must read. Byrne’s point of view, from his bike seat, became his panoramic window to urban life, a magical way of opening one’s eyes to the inner workings and rhythms of a city’s geography and population.

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Ricky Russo and Sabrina Bianchini Ghillani

Thanks to Andrea Valentini and Moncler

I Guerrieri della Notte, The Warriors from Coney Island Brooklyn.

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Due (veci) warriors: Michael Beck SWAN attore protagonista nel film culto “The Warriors – I Guerrieri della Notte” di Walter Hill del 1979 e RICKY RUSSO della gang de Chiarbola. Can you dig it? Can you daghe? Come Out To Play!

New York City è diventata una metropoli molto sicura. Non è sempre stato così. Anzi, in un passato neanche troppo remoto, molte zone della città erano considerate poco raccomandabili o davvero pericolose e assolutamente da evitare.

Negli anni ’70, ad esempio, dozzine di gang dominavano le strade del South Bronx e del Lower East Side. La metropolitana era un luogo senza regole. New York stava cadendo a pezzi, era un vero e proprio campo di battaglia, con le sue vittime quotidiane.

La Grande Mela viveva in un costante clima di tensione, come ci hanno raccontato recentemente anche Shan Nicholson nel documentario del 2015 “Rubble Kings” e Baz Luhrmann nella serie tv targata Netflix “The Get Down”.

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Dalla metà degli anni ’90 però la città ha iniziato a cambiare radicalmente. Prima con “la tolleranza zero” del sindaco Rudolph Giuliani, che durante il suo mandato attuò una politica di repressione del crimine molto decisa ed efficace. Poi, con la tragedia dell’11 settembre e tutte le sue conseguenze in termini di sicurezza e maggiori controlli. E in tempi recenti, con la gentrificazione, un processo inarrestabile e spietato, in cui il dio denaro sta facendo ordine e pulizia, spesso a scapito degli aspetti più creativi e naif della città che non dorme mai.

Una città che proprio durante i suoi periodi più decadenti e difficili ha forgiato il materiale e l’immaginario del mondo attraverso la musica, il cinema e le serie tv, la street art, i fumetti e la letteratura.

Chi ama questa metropoli, oggi così sicura, prova anche un senso di nostalgia per un passato mitico e perduto.

Tra i film di culto girati a New York, che in qualche modo contribuiscono a mantenere vivo il ricordo di un’epoca selvaggia, spicca su tutti “The Warriors” di Walter Hill del 1979, che si basa sul romanzo omonimo di Sol Yurick del 1965.

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Tutto si svolge in una notte. Cyrus, il capo della più grande gang della città, organizza un raduno tra tutte le bande organizzate nel Bronx (in realtà la scena è girata a Manhattan nel Riverside Park, Dinosaur Playground). Il suo intento è di riuscire a conquistare New York unendo le forze di tutte le gang.

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Durante il suo discorso viene assassinato dal capo dei Rogues, il quale fa ricadere la colpa sui Warriors, veri protagonisti del film, che devono sfuggire sia alla caccia delle Polizia, che a quella delle gang rivali che vogliono vendicare la morte di Cyrus. Il ritorno verso casa, a Coney Island Brooklyn, è un trip adrenalinico, un viaggio disperato nella Subway newyorchese degli anni ‘70, con risse e scene leggendarie nelle stazioni 96th, 72th Street e Union Square.

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Per la pubblicazione di questo breve articolo sul mio blog devo ringraziare il maestro rock’n’roll Andrea Valentini e Moncler.

Louis Armstrong House Museum, Queens.

Per non stancarsi mai di New York bisognerebbe, ogni giorno, fare qualcosa che ci ricorda, appunto, che siamo a New York! In generale poi, credo che la curiosità, la voglia di esplorare, scoprire cose nuove è il segreto per non perdere l’entusiasmo, restare giovani, diventare più saggi e sentirsi vivi!

Oggi, ad esempio, sono andato nel Queens, a Corona, per visitare la casa museo della leggenda del jazz Louis Armstrong.

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È stata un’esperienza davvero intensa e suggestiva. Un tour guidato in tutte le stanze della casa, con tanti aneddoti, curiosità e storie interessanti, ti fa entrare in contatto diretto con quella che fu la quotidianità di Louis “Satchmo” Armstrong, le sue abitudini. Un percorso intimo, tra quadri di Salvador Dalì e Tony Bennett, bagni lussuosi, bibbie, una cucina stilosissima, uno studio pieno di registrazioni audio su bobina e appunti vari, scritti con una calligrafia impeccabile e pulita. Senza dimenticare “the Armstrongs’ beautiful Japanese-inspired garden”.

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La casa è rimasta esattamente com’era quando vi abitarono Louis (morto nel 1971) e la moglie Lucille, una ballerina del celebre Cotton Club (morta nel 1983). E fu proprio lei, nel 1943, a scegliere questa abitazione e questa zona. Avrebbero potuto abitare ovunque e scelsero il Queens!

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Disse Duke Ellington: “If anybody was Mr. Jazz it was Louis Armstrong. He was the epitome of jazz and always will be. He is what I call an american standard, an american original.”

Armstrong oltre ad essere stato un artista straordinario, un genio assoluto, è stato anche un grande Uomo, capace di trasmettere gioia, serenità e positività.
Con il sorriso stampato sulla faccia fino all’ultimo dei suoi giorni. Tenace, generoso. Un esempio e una fonte di ispirazione ancora oggi. Immortale, come una delle sue canzoni più belle.

I see trees of green, red roses too
I see them bloom for me and you
And I think to myself what a wonderful world.

I see skies of blue and clouds of white
The bright blessed day, the dark sacred night
And I think to myself what a wonderful world.

The colors of the rainbow so pretty in the sky
Are also on the faces of people going by
I see friends shaking hands saying how do you do
They’re really saying I love you.

I hear babies crying, I watch them grow
They’ll learn much more than I’ll never know
And I think to myself what a wonderful world
Yes I think to myself what a wonderful world

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Se volete visitare il Louis Armstrong House Museum, ecco qualche info:

ADDRESS
Louis Armstrong House Museum
34-56 107th Street
Corona, NY 11368
718-478-8274

HOURS
Tuesday – Friday: 10 am – 5 pm
Saturday – Sunday: 12 pm – 5 pm

The Museum is shown only through guided 40-minute historic house tours that start every hour on the hour (last tour of the day starts at 4 pm). The exhibit area and garden can be explored before or after the tour. No appointment is necessary, unless you are planning a group visit for at least 8 people.

Closed on all Mondays and the following Holidays: Thanksgiving, Christmas Eve, Christmas Day, New Year’s Eve and New Year’s Day. Always open on the 4th of July, in honor of Louis’s traditional birthday.

ADMISSION
Adults: $10
Seniors (65 and older), students, and children: $7
Group rate: $6
Children under 4: Free
Members: Free

The price of admission includes a guided historic house tour and access to the exhibit area and garden, which can be viewed before or after your tour.

Faccio cose, taggo gente, uso i social. E apro un blog sulla mia vita a New York!

Qualche giorno fa su facebook, l’amico Lorenzo ha commentato così il mio solito post mona scritto in triestino: “Anche se scrivi sempre in un dialetto a me sconosciuto ed incomprensibile, sei fonte inestimabile di saggezza e supporto morale in questa vita newyorkese. Respect.”

Wow! Grazie bro!

E allora ho pensato: perché non continuare a fare quello che già faccio sui social, ma in una maniera più comprensibile, ordinata e meno (o ancora più) mona? La risposta immediata è stata DAGHE! E si è concretizzata in questo nuovo blog realizzato con il supporto tecnico fondamentale di Dorina, che ringrazio di cuore.

Visto che me lo chiedete spesso, DAGHE! = dacci dentro, ma elevato per mille. L’incitamento più incitamento triestino. You only live once! cit. Diego Manna 

RICKY

Questo blog avrà l’obiettivo di raccontarvi la mia New York, il mio punto di vista sul Grande Pomo, il mio amore supremo per questa città, che mi ha regalato anche il titolo di The Most Enthusiastic Man in New York.

Questo blog, inoltre, nasce dalla mia stima, rispetto, riconoscenza, amore, amicizia per alcune persone straordinarie che continuano a motivarmi e a ispirarmi every-fuckin’-day come i miei genitori, Miriana & Roby de Chiarbola, la Sista Boba, Elisa Russo, una vera fuoriclasse della scrittura e la mia prima lettrice, il mio personal guru & health coach Mauro Clerici e i miei coinquilini nella casa di Williamsburg, Sabrina & Osso, che mi ripetono spesso “Ricky Russo diventerai famoso!”.

“Faremo ben dei”.

Go eliminà dal mio vocabolario la frase “Speremo ben dei” e la go sostituida con “Faremo ben dei”. Sperando se mori, sperando. Meio far, se vivi fazendo. Ah no po’ ciò!

Il 19 settembre del 2012, esattamente 4 anni fa, arrivai a New York per la prima volta, per fare un’esperienza di vita e sondare le possibilità lavorative, quell’avventura pazzesca di 3 mesi l’ho raccontata in un libro, ma soprattutto continuo viverla every-fuckin’-day nella città dove tutto sembra possibile e i sogni diventano realtà.

Lo spirito di Big Nonno Nino e di James Brown mi proteggono.