Intervista a Giuseppe “u.net” Pipitone.

Giuseppe “u.net” Pipitone è uno dei massimi esperti di cultura Hip Hop a livello mondiale. For real. No monade. Grande stima e rispetto. Attualmente è ad Harvard come ricercatore. Si presenta così ai lettori di questo blog:

Father & Husband.

Activist & Author.

Lover of Black history and Hip Hop culture.

Believer in the power of oral history.

NAS Fellow 2018-2019.

Giuseppe “u.net” Pipitone ha pubblicato:

2006 – Bigger Than Hip Hop. La nuova resistenza afroamericana. (Agenzia X)

2008 – Renegades of Funk. Il Bronx e le radici dell’Hip Hop. (Agenzia X)

2012 – Louder Than a Bomb. La rivoluzione del rap. (Agenzia X)

2016 – No Half steppin’: An Oral and Pictorial History of New York City Club the Latin Quarter and the Birth of Hip-Hop’s Golden Era. (Wax Poetics Books)

2016 – Unstoppable, a documentary project on the early stages of Hip Hop in London.

2016 – Don’t Believe the Hype. Ferguson, BLM e Hip Hop.

2018 – Stand 4 What. Razza, Rap e attivismo nell’America di Trump. (Agenzia X)

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Ciao Giuseppe, grazie per questa intervista! Partiamo da Harvard. Dal 2013 NAS finanzia con un’apposita fellowship (una sorta di assegno di ricerca) studiosi e artisti che abbiano approfondito le tematiche dell’Hip Hop in maniera eccelsa, tu hai ottenuto questo riconoscimento prestigioso per l’anno accademico in corso. Sei il primo straniero a ricoprire questo incarico. Complimenti! Come sta andando? Raccontaci…

Che dire Ricky… sto vivendo di sicuro una delle esperienze più importanti della mia vita. L’idea di andare ad Harvard con la NAS Fellowship è qualcosa che non avrei osato immaginare nemmeno nei miei sogni più arditi. L’esser incluso in un gruppo di storici, antropologi, musicologi che rappresentano l’eccellenza in ambito di studi afroamericani, oltre ad esser un onore, mi sta offrendo l’opportunità di avvicinarmi ad ambiti di studio di cui conoscevo poco o di cui ero riuscito solo a scalfirne la superficie. L’Hip Hop Archive and Research Institute è situato all’interno dell’Hutchins Center (il dipartimento di studi africani e afroamericani diretto da Henry Louis Gates jr) ed, insieme al sottoscritto, quest’anno ci sono Pablo Herrera Vetia, il produttore il cui sound ha caratterizzato la scena Hip Hop cubana anni 90, e Akua Naru, poetessa ed MC. Questa fellowship mi ha offerto la possibilità di dedicarmi interamente alla scrittura di un nuovo progetto avendo accesso a tutte le risorse di questa università. Il 13 marzo scorso ho tenuto il mio colloquium talk, dal titolo How’s Life In London, e lasciami dire che ho spaccato! L’obiettivo per i prossimi mesi è quello di terminare la mia storia orale sulla scena Hip Hop nella Londra degli anni 80 e sfruttare al massimo le opportunità che questa esperienza mi offrirà. Ovviamente spero di aver l’onore di incontrare NAS e ringraziarlo di persona.

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Come puoi immaginare, sono interessato al tuo rapporto con New York. Quante volte ci sei stato? Che sentimenti nutri nei confronti di questa città? Cosa ti piace?

A questa domanda non saprei risponderti con precisione… dalla fine anni 90 a oggi credo di esser stato a NYC, per periodi più o meno lunghi, almeno una ventina di volte. Questa città è entrata nel mio immaginario sin dall’adolescenza grazie ai film quali I guerrieri della notte e Fa la cosa Giusta (solo per citare due classici) e alla musica rap, che tanto ha significato anche per il mio percorso personale. È una città che mi ha sempre affascinato moltissimo, a tratti emozionato: acciaio, cemento e vetrine intrise di vita e di storie. Un crogiolo di usanze, culture e cibi diversi, con contrasti e diseguaglianze tanto netti da aver sempre presente ‘a che parte appartengo’. La velocità e il susseguirsi di eventi ed esperienze che si possono vivere in una sola giornata la rendono qualcosa di unico al mondo, o perlomeno nel mio mondo. È il luogo nel quale sono nate diverse esperienze politiche radicali, ma è anche il luogo dove è nata la cultura Hip Hop. Insomma potrei dire che questa città rappresenta la sintesi dei miei desideri, interessi e aspirazioni.

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Ti chiedo di raccontarci almeno 3 tuoi luoghi preferiti della Grande Mela.

Il Nuyorican Poets Cafè e Revolution Books sono stati e sono tutt’ora due luoghi fondamentali della mia NYC. Verso la fine degli anni 90 il Nuyorican è stato un laboratorio culturale incredibile situato nel cuore di Alphabet City nel Lower East Side, a Manhattan. Le serate open mic che si svolgevano ogni weekend erano momenti creativi incredibili di confronto e scontro tra MC in una atmosfera di gioia e condivisione difficile da descrivere; quelle serate erano il luogo d’incontro della parte più politicizzata della cultura Hip Hop. Il Nuyorican rimane testimone di un quartiere di forti lotte sociali e sperimentazione artistica in un contesto ormai del tutto gentrificato. Revolution books è da sempre la mia libreria preferita nonchè il luogo dove scoprire di eventi e incontri di carattere politico; grazie ad un flyer trovato proprio in quella libreria, all’epoca situata sulla 19esima strada tra la Quinta e la Sesta, sono andato alle riunioni della Mumia Coalition, entrando così in contatto con diverse organizzazioni e militanti. Sono luoghi in cui cerco di andare ogni volta che mi trovo a NYC. Per la terza opzione potrei citarti West 4th, dove ho passato pomeriggi interi guardando partite su partite di street basketball, fumando erba, ma la risposta che sento di darti, invece, tira in ballo la metropolitana, mezzo di trasporto indispensabile per chiunque passi da NYC e luogo dove, necessariamente, ci si passano molte, molte ore, sia di giorno che di notte. Nella metropolitana di NYC si è esposti a un campionario umano non indifferente, fonte di numerose riflessioni e scritti.

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Scegli una canzone che rappresenta la quintessenza di New York. E motiva la tua scelta.

La canzone che rappresenta la quintessenza di NYC per il sottoscritto è NY State of Mind di NAS. Un pezzo meraviglioso tratto dal primo album dell’MC, Illmatic. La New York che NAS racconta è lontana dalle immagini più comuni e dai luoghi frequentati dai turisti: le sue rime ci portano a Queensbridge, nel Queens. NAS dipinge in rima delle fotografie di vita in alcune delle zone più depresse e pericolose della città; Mark Anthony Neal paragona quelle liriche all’opera fotografica di Gordon Parks e a quella poetica di Langston Hughes. Quel campione di piano, le percussioni incalzanti e il sample con la voce di Rakim compongono il beat di Premier che insieme al flow, alla voce e alla poesia di NAS rendono il pezzo una delle descrizioni più affascinanti della città. A mio avviso, NY State of Mind è anche una delle migliori canzoni di NAS e, la leggenda vuole che l’abbia scritta in studio mentre Preemo realizzava il beat e l’abbia registrata in un solo take. Devo ammettere che in uno dei miei primi viaggi, sono andato a Queensbridge a cercare il project dove era cresciuto NAS per vedere e cercare di comprendere l’ambiente che avesse ispirato quella canzone e che aveva così colpito il mio immaginario.

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Consigliaci un disco, un libro, un film/serie tv che riassumono perfettamente lo spirito dell’hip hop delle origini, l’old skool newyorchese.

Disco: Se parliamo di old school ti cito Sugar Hill Records Story, 4 cd con un libretto interno con la storia dell’etichetta e dei suoi gruppi (SugarHill Gang, Gm Flash and the Furious 5, Sequence, Busy Bee e molti altri).

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Libro: Un libro poco conosciuto, una storia orale sulla old school, Yes Yes Y’All di Charlie Ahearn.

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Film: senza alcun dubbio Wild Style sempre di C. Ahearn. Ma potrei dirti anche Beat Street, Style Wars e il più recente Rubble Kings.

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Grazie di cuore bro! Daghe!

 

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Intervista a Stefano Isidoro Bianchi, editore e direttore della rivista Blow Up.

Stefano Isidoro Bianchi (Cortona, 1961) è editore e direttore della rivista Blow Up, nata come fanzine nel 1995, trasformata in rivista nel 1997 con la nascita della Tuttle Edizioni e approdata in edicola nel 1998. Tra il 1996 e il 1997 ha collaborato con le riviste Dynamo e Il Mucchio Selvaggio. Ha pubblicato Post Rock e oltre: introduzione alle musiche del nuovo millennio (con Eddy Cilìa, Giunti 1999), Prewar Folk: The Old, Weird America (1900-1940) (Tuttle Edizioni 2007), Suicide: il blues di New York City (Tuttle Edizioni 2017) e The Red Crayola: la tempesta perfetta (Tuttle Edizioni 2018) e ha curato Rock e altre contaminazioni (Tuttle Edizioni 2003) e The Desert Island Records (Tuttle Edizioni 2009). Nel 2004 ha partecipato al convegno internazionale “Nuovo e Utile”, i cui atti sono stati pubblicati nel volume La creatività a più voci, a cura di Annamaria Testa (Laterza, 2005).

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Ciao Stefano, grazie per questa breve intervista! Sei mai stato a New York? Raccontami quando, i tuoi ricordi, il primo impatto, le tue sensazioni…

Ho visitato New York tre volte e l’ho amata talmente tanto sin dal primo giorno che potrei scrivere un libro sull’impatto, i ricordi, le sensazioni. È il mio sogno di bambino e di adulto, il luogo dove vorrei essere nato e sempre vissuto. Detto naturalmente con l’occhio del turista, adoro la frenesia che vi si respira, il senso di libertà che trasmette, il caos che l’anima, le improvvise oasi di pace, i quartieri, le diversità, i mille odori e colori. Vivere a New York ti dà l’impressione di essere contemporaneamente nell’intero mondo, allo stesso tempo nel suo centro e nella sua più sperduta periferia, come se cento metri equivalessero a cinquemila chilometri. Ti pare che tutto sia a portata di mano, ti comunica un senso di onnipotenza, l’idea che non esistano limiti. Nessun’altra città ti dà queste sensazioni. La Downtown, Harlem, Williamsburg, Coney Island, Wall Street, la Lower East Side. Il mondo. Non puoi capire quanto ti invidio.

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Stefano Isidoro Bianchi a New York

Hai scritto un libro bellissimo sui Suicide… Negli ambienti underground della Big Apple si continua a celebrarli. Secondo te sono ancora influenti, “pericolosi” e attuali nel 2019?

Ti ringrazio per l’apprezzamento, tengo molto a quel libro. I Suicide saranno sempre influenti e pericolosi, almeno fino a che esisterà un under e un over, fino a che ci saranno l’emarginazione, la disperazione, il vuoto e qualcuno che urlerà al mondo tutto l’amore che serve a riempirlo.

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Quali sono gli altri gruppi o artisti newyorchesi a cui dedicheresti volentieri un libro o una copertina di Blow Up?

A molti di essi ho già dato una copertina ma ancora troppi ce ne sarebbero… New York è indiscutibilmente la capitale del rock nelle sue forme più avanzate, irrispettose, sperimentali, visionarie. Nessuno di noi può farne a meno.

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Scegli un disco, un libro, un film e un’opera d’arte che secondo te sono la quintessenza di New York.

So di essere banalissimo ma per i dischi ti dico il primo dei Velvet Underground e il primo dei Suicide; però se devo scegliere una singola canzone ti dico New York City Serenade di Bruce Springsteen perché questa è una città che sa anche essere molto romantica. Per i film ti dico Manhattan di Woody Allen e La 25a ora di Spike Lee: il monologo di Edward Norton davanti allo specchio è la più struggente dichiarazione d’amore a NYC che io abbia mai visto e ascoltato. Per il libro senz’altro Ultima fermata a Brooklyn di Hubert Selby Jr. E infine per l’opera d’arte… be’, New York nella sua interezza è un’opera d’arte che si autorappresenta continuamente; è un essere vivente.

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Consigliaci un progetto musicale contemporaneo newyorchese che dobbiamo assolutamente ascoltare.

Ce ne sono talmente tanti che non ho neanche l’imbarazzo ma il panico della scelta… Mi salvo in corner facendoti un nome che non è affatto nuovissimo ma ancora troppo poco conosciuto: Dirty Projectors.

Daghe Stefano! A presto! Ci vediamo a New York!

Blow Up presenta Grand Tour New York pt. 1

Con la complicità del mega direttore galattico, il granitico Stefano Isidoro Bianchi, pubblico qualche stralcio del reportage su New York, GRAND TOUR, che ho scritto in 4 puntate, sul mensile BLOW UP – Musica e Altri Effetti Collaterali.

Per acquistare gli arretrati, tutte le info e i dettagli: http://www.blowupmagazine.com

Per prenotare un mio Walking Tour a New York: http://www.rickyrusso.com

20% di sconto su ogni Tour agli abbonati di Blow Up!

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NEW YORK pt. 1:

Union Square e East Village

New York è ancora il centro del mondo, la capitale culturale degli Stati Uniti, la città dei sogni e delle grandi opportunità. NY State of Mind. Uno stile di vita. La città che non dorme mai. Dove il cielo è il limite. E soprattutto dove il motto è If I can make it there, I’ll make it anywhere. Sono circa 55 milioni i turisti che la visitano ogni anno (600 mila italiani) e sono sempre tantissimi gli immigrati che la scelgono per tentare una vita migliore (anche se la situazione dei visti lavorativi nell’era Trump si è fatta più complicata). La Grande Mela è una metropoli frenetica, luccicante, in continua evoluzione. New York corre alla velocità della luce e il cambiamento sembra ormai l’unica vera costante. Eppure, il vero newyorchese è una persona molto nostalgica, che rimpiange i bei tempi passati. “You are a New Yorker when what was there before is more real and solid than what is here now” ha scritto Colson Whitehead nel libro di saggi sulla sua città natale, “The Colossus of New York”. Un tempo, neanche troppo remoto, la Big Apple era una città selvaggia e pericolosa, dove gli artisti e i creativi però potevano vivere con poco. Oggi, ahimè, tutto è carissimo, a partire dagli affitti esorbitanti e la città ha subito un processo esteso e radicale di gentrificazione (riconversione e imborghesimento di molte aree appartenute storicamente alle classi popolari). Il lato positivo è la diminuzione drastica della criminalità, NY è diventata molto sicura. Il lato negativo, invece, è la riduzione degli spazi e delle possibilità, in particolare a Manhattan, per la nuova generazione di artisti emergenti. Ovviamente non tutto è perduto. L’eco del glorioso passato rimane una fonte di ispirazione nel presente. Se amate il rock’n’roll o semplicemente volete vedere da vicino quella che è stata definita la capitale della Controcultura, l’East Village fa decisamente al caso vostro e potrebbe essere il punto di partenza per visitare la città. L’East Village, infatti, rimane ancora oggi un quartiere creativo, colorato, pieno di bar, club, ristoranti e negozi. La nostra prima tappa alla scoperta di New York inizia a Union Square. […]

…segue per 5 pagine nel numero 236 di Blow Up – Gennaio 2018 

 

NIAGARA JOE STRUMMER MURAL

JOHN VARVATOS

Le foto del reportage sono di Mauro Clerici

 

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NY GROOVE – ESCURSIONE EAST VILLAGE (St. Marks Place, 2nd Avenue, Tompkins Square, Alphabet City, Bowery…) –  è un viaggio nei luoghi più rock’n’roll della Grande Mela. Sulle tracce dei Ramones, Velvet Underground, New York Dolls, Led Zeppelin, Rolling Stones, Clash, Iggy Pop, Madonna… Nei posti dove sorsero i leggendari locali da concerto Max’s Kansas City, Palladium, Fillmore East e CBGB. Questo mio walking tour celebra alcuni musicisti che hanno marchiato a fuoco la storia del rock’n’roll ed alcuni locali che sono stati un trampolino di lancio per star planetarie e un punto di incontro per molti artisti, poeti, personaggi eccentrici della scena newyorchese.

 

Quando:

Ogni Venerdì alle 2.30pm (anche su richiesta in altri giorni e orari). 

Durata:

3 ore.

Punto di ritrovo: 

Union Square, davanti alla libreria Barnes and Noble.

Costo:

Minimo 2 persone:   $65 a persona

Minimo 4 persone:   $50 a persona

Minimo 10 persone: $45 a persona

 
Prenotazioni:
 
Mail (info@rickyrusso.com) oppure WhatsApp (+1 347 619 4768).
 

 

Scrittori italiani a New York.

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Disegno di Davide Toffolo: i Tre Allegri Ragazzi Morti con Pasolini a New York.

«È una città magica, travolgente, bellissima. Una di quelle città fortunate che hanno la grazia. Come certi poeti che ogniqualvolta scrivono un verso fanno una bella poesia. Mi dispiace non esser venuto qui molto prima, venti o trent’anni fa, per restarci. Non mi era mai successo conoscendo un paese. Fuorché in Africa, forse. Ma in Africa vorrei andare e restare per non ammazzarmi. L’Africa è come una droga che prendi per non ammazzarti, una evasione. New York non è un’evasione: è un impegno, una guerra. Ti mette addosso la voglia di fare, affrontare, cambiare: ti piace come le cose che piacciono, ecco, a vent’anni. Lo capii appena arrivato».
PIER PAOLO PASOLINI (“Un marxista a New York”, intervista di Oriana Fallacci, L’Europeo, 13 ottobre 1966)

 

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Italo Calvino

«Prime definizioni di New York: è una città elettrica, impregnata di elettricità, dove ci si carica di corrente a ogni passo, dove si prendono scosse ovunque si posi la mano… Una carica elettrica trascorre dalle cose al ritmo dei giorni, ai sentimenti, ai rapporti».

«Io amo New York e l’amore è cieco. E muto: non so controbattere le ragioni degli odiatori con le mie… Farò scrivere sulla mia tomba, sotto il mio nome, ‘Newyorkese’?».
ITALO CALVINO (dal libro “Un ottimista in America, 1959-1960”)

 

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Goffredo Parise

«C’è un solo luogo a New York protetto dal vacuum storico in forma tanto poetica quanto misteriosa e solenne, ed è Harlem. Perché Harlem è il vuoto storico: una immensa isola al centro di New York ma sollevata da New York in un limbo che a noi bianchi non è dato penetrare. Le sue porte sono quelle dell’anima e il suolo di Harlem è ancora quello della preistoria. Poco importa che vi sorgano edifici, slabbrate tane per topi, che si aprano strade e Avenue, che la percorrano autobus e taxi. Gli edifici sono gli alberi pietrificati delle foreste, savane i miseri spazi-prigione color della cenere chiusi da reti metalliche dove due ragazzi giocano a pallavolo, mercati di villaggio i bar dove si spaccia la droga. Dagli abitanti e dallo spazio di Harlem si solleva l’anima di un popolo di grande bellezza e di geniale pazzia che nessun plenum storico ha toccato mai: il vuoto di Harlem, le radici di Harlem sono le sterminate praterie, i grandi fiumi e gli immensi cieli d’Africa».
GOFFREDO PARISE (dal libro “New York”, 1977)

 

PREZZOLINI

«Anche New York era, o poteva essere una biblioteca: tutte quelle vite, quei tentativi di vita, quei finali di vita, quelle ascese, discese, quei tramonti rapidi di improvvise aurore, quel formicolare di desideri infiniti…».
GIUSEPPE PREZZOLINI (dal “Diario 1942-1968)

 

TERZANI

«New York mi piaceva moltissimo. Adoravo, quando ero in forze, attraversarla in lungo e in largo, a piedi, a volte per ore di seguito. Ma mi era anche impossibile in certi momenti non sentire il carico di lavoro, di dolore e sofferenza che ogni suo grattacielo rappresentava. Guardavo il Palazzo delle Nazioni Unite e pensavo a quante parole e quante menzogne, a quanto sperma e quante lacrime venivano versate nell’inutile tentativo di gestire una umanità che non può essere gestita, perché il solo principio che la domina è quello dell’ingordigia e perché ogni individuo, ogni famiglia, ogni villaggio o nazione pensa solo al suo e mai al nostro. Camminavo davanti al Plaza Hotel, passavo davanti al Waldorf Astoria, i grandi, famosi alberghi di New York, dove sono scesi e scendono ancora i dittatori, i capi di Stato e di governo, le spie e i rispettabili assassini di mezzo mondo, e ripensavo alle decisioni prese, ai complotti che, orditi in quelle stanze, hanno cambiato i destini di vari Paesi rovesciandone i regimi, uccidendone gli oppositori o facendo sparire nel nulla qualche dissidente prigioniero».
TIZIANO TERZANI (dal libro “Un altro giro di giostra”, 2004)

CaterpillarAM su Radio2 Rai in diretta da New York! Cool! E ci sarò anch’io! Ah no po’ ciò!

Sono davvero onorato dell’invito! Da lunedì 7 a venerdì 11 novembre, sarò tra gli ospiti di CaterpillarAM in diretta dalla Grande Mela!

Per le elezioni presidenziali USA, la popolarissima trasmissione dell’alba di Radio2 Rai andrà in diretta da New York e da Milano. Da lunedì 7 novembre, per cinque mattine Filippo Solibello e Marco Ardemagni saranno in onda dal Piccolo Café di Amsterdam Avenue, con Claudia de Lillo e Cinzia Poli dall’abituale studio di Milano: in Italia saranno le 6 dell’alba, a New York sarà mezzanotte.

Lo studio newyorchese sarà aperto al pubblico e animato dalla creativa comunità italiana, di cui il Piccolo Café è ritrovo abituale: dai giornalisti ai dj, dai professori universitari agli studenti, passando per i maratoneti, tutti seguiranno in diretta l’attesa, lo spoglio e il post elezioni da 313, Amsterdam Avenue.

Cinque serate vivacissime, con ospiti a sorpresa: due puntate di brivido elettorale, la terza nella notte tra l’8 e il 9 in cui seguire lo spoglio, e le due serate finali verso la Nuova America.

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Il Piccolo, domenica 6 novembre 2017.

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432115_335962986450237_923590075_nSu Radio2 Rai dalle 6.00 alle 7.30.
WEB http://www.caterpillaram.rai.it
PODCAST http://bit.ly/1fhX0Vt
TWITTER @caterpillaram
FACEBOOK https://www.facebook.com/caterpillaram.radio2/
GATTINI NUDI caterpillaram@rai.it

New York in bicicletta.

Articolo realizzato con la collaborazione di Sabrina Bianchini Ghillani (nella foto in alto)

L’aspetto più affascinante di New York è il suo continuo mutare di forme, colori, suoni, razze, lingue, cibi, usanze, idee, culture e religioni.

Brooklyn, Bronx, Queens and Staten
From the Battery to the top of Manhattan
Asian, Middle-Eastern and Latin
Black, White, New York you make it happen.

Attraversare la città vuol dire oltrepassare mondi diversi (così vicini, così lontani). Vivere nella Big Apple ti apre la mente, ti allarga gli orizzonti e ti fa capire che una convivenza pacifica tra i popoli è possibile.

Vagando per le strade di New York spesso si ha l’impressione di provare la stessa esperienza mistica di un regista cinematografico mentre gira un eccitante piano sequenza. I nostri occhi/macchina da presa si fanno largo tra la gente, i grattacieli, il traffico per catturare l’energia della città che non dorme mai.

C’è, infatti, un’energia incredibile e difficile da spiegare a parole nelle strade di New York. Adrenalina pura.

Percorrere la città in bicicletta è forse il modo più coinvolgente e poetico per assorbire tutta questa energia straripante e per catturare la vera essenza di questa Big City, così dinamica e in costante evoluzione.

Non è solo una questione di praticità, benessere fisico e contributo “ecologico”, oggi usare la bici a New York è diventato uno stile di vita.

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The most fascinating aspect of New York is its heterogeneity of forms, colors, sounds, races, idioms, foods, cultures and religions.

Brooklyn, Bronx, Queens and Staten
From the Battery to the top of Manhattan
Asian, Middle-Eastern and Latin
Black, White, New York you make it happen.

Walking around the city means passing through an array of infinite different worlds. Living in the Big Apple opens your mind, broadens your horizons and makes you aware that a peaceful coexistence among different races is possible.

Wandering the streets of New York gives one the mystical experience of a film director shooting an exciting sequence. Our eyes, like cameras, push through the crowds, the skyscrapers and the traffic to capture the energy of the city that never sleeps.

There is, indeed, an incredible energy in the streets of this big city. Pure adrenaline.

Riding a bicycle in New York is perhaps the most poetic and fascinating way to absorb all of its overflowing energy and to capture the essence of this metropolis that is so dynamic and constantly evolving.

Today, being a cyclist in New York doesn’t have only a practical or ecological meaning; it has become a lifestyle.

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“The cyclist is someone very cool”, as quoted by Sam Polcer, photographer, journalist and author of the book “New York Bike Style” (2014). His book uses striking images to create the ultimate style guide for anyone who pedals their way through The Big Apple.

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Polcer is also the director of communication at Bike New York, a non-profit organization that is very active in promoting the use of bicycles in NYC. Since 1977, on the first Sunday of May, Bike New York organizes a very successful event: the TD Five Boro Bike Tour. On that day, more than 32 thousand cyclists from all over the world gather to ride 40 miles through the 5 boroughs of NYC. It’s a unique event where the cyclists are the real protagonists, free to ride the streets of the City completely car free. For one day, the roads are yours, the bridges are yours, the City is yours—there’s no better way to experience the Big Apple.

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Time’s Up is another not-for-profit direct-action environmental group that uses events and educational programs to promote positive, thought-provoking and sustainable lifestyles. Time’s Up now has two bicycle workshop locations: one in Manhattan’s Lower East Side and one in Williamsburg, Brooklyn.

Citi Bike is a self-service system that provides members with easy access to a network of thousands of bicycles, stretching from Columbus Circle to Atlantic Avenue in Brooklyn.

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Of course we must not forget to mention New York’s number one cycling icon: David Byrne, the ingenious artist and musician. His love and devotion to the bicycle as a primary means of transport is very influential, and his book “Bicycle Diaries” (2009) is a must read. Byrne’s point of view, from his bike seat, became his panoramic window to urban life, a magical way of opening one’s eyes to the inner workings and rhythms of a city’s geography and population.

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Ricky Russo and Sabrina Bianchini Ghillani

Thanks to Andrea Valentini and Moncler

I Guerrieri della Notte, The Warriors from Coney Island Brooklyn.

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Due (veci) warriors: Michael Beck SWAN attore protagonista nel film culto “The Warriors – I Guerrieri della Notte” di Walter Hill del 1979 e RICKY RUSSO della gang de Chiarbola. Can you dig it? Can you daghe? Come Out To Play!

New York City è diventata una metropoli molto sicura. Non è sempre stato così. Anzi, in un passato neanche troppo remoto, molte zone della città erano considerate poco raccomandabili o davvero pericolose e assolutamente da evitare.

Negli anni ’70, ad esempio, dozzine di gang dominavano le strade del South Bronx e del Lower East Side. La metropolitana era un luogo senza regole. New York stava cadendo a pezzi, era un vero e proprio campo di battaglia, con le sue vittime quotidiane.

La Grande Mela viveva in un costante clima di tensione, come ci hanno raccontato recentemente anche Shan Nicholson nel documentario del 2015 “Rubble Kings” e Baz Luhrmann nella serie tv targata Netflix “The Get Down”.

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Dalla metà degli anni ’90 però la città ha iniziato a cambiare radicalmente. Prima con “la tolleranza zero” del sindaco Rudolph Giuliani, che durante il suo mandato attuò una politica di repressione del crimine molto decisa ed efficace. Poi, con la tragedia dell’11 settembre e tutte le sue conseguenze in termini di sicurezza e maggiori controlli. E in tempi recenti, con la gentrificazione, un processo inarrestabile e spietato, in cui il dio denaro sta facendo ordine e pulizia, spesso a scapito degli aspetti più creativi e naif della città che non dorme mai.

Una città che proprio durante i suoi periodi più decadenti e difficili ha forgiato il materiale e l’immaginario del mondo attraverso la musica, il cinema e le serie tv, la street art, i fumetti e la letteratura.

Chi ama questa metropoli, oggi così sicura, prova anche un senso di nostalgia per un passato mitico e perduto.

Tra i film di culto girati a New York, che in qualche modo contribuiscono a mantenere vivo il ricordo di un’epoca selvaggia, spicca su tutti “The Warriors” di Walter Hill del 1979, che si basa sul romanzo omonimo di Sol Yurick del 1965.

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Tutto si svolge in una notte. Cyrus, il capo della più grande gang della città, organizza un raduno tra tutte le bande organizzate nel Bronx (in realtà la scena è girata a Manhattan nel Riverside Park, Dinosaur Playground). Il suo intento è di riuscire a conquistare New York unendo le forze di tutte le gang.

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Durante il suo discorso viene assassinato dal capo dei Rogues, il quale fa ricadere la colpa sui Warriors, veri protagonisti del film, che devono sfuggire sia alla caccia delle Polizia, che a quella delle gang rivali che vogliono vendicare la morte di Cyrus. Il ritorno verso casa, a Coney Island Brooklyn, è un trip adrenalinico, un viaggio disperato nella Subway newyorchese degli anni ‘70, con risse e scene leggendarie nelle stazioni 96th, 72th Street e Union Square.

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Per la pubblicazione di questo breve articolo sul mio blog devo ringraziare il maestro rock’n’roll Andrea Valentini e Moncler.