Intervista a Roger Ramone.

Grandissimo Roger! Benvenuto nel mio blog! One! Two! Three! Four!
Ciao a tutti, sono Ruggero Brunello, in arte Roger Ramone, nato il primo marzo come Roger Daltrey. Sono un deejay, cantante e autore rock classe 1967, che ha tradotto libri legati al football e alle sottoculture musicali britanniche, nonché la biografia di Bon Scott e quella dei Ramones, scritta dal loro tour manager Monte A. Melnick, che è anche il mio testimone di matrimonio assieme a Danny Fields. Sono uno che da del Tu alla vita, una cosa che va molto vicina all’entusiasmo di Ricky Russo 😉

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A livello di entusiasmo per New York riconosco che sei l’unico in grado di battermi! E ormai, sei considerato ufficialmente “Il Quinto Ramone”. Come sei entrato in contatto con tutti i personaggi newyorchesi collegati ai Ramones?
Batterti sull’entusiasmo è davvero un’impresa, ma riconosco che potremmo giocarcela al totofinish – ma non sarebbe mai una gara, bensì una festa 😉
Anche “Il Quinto Ramone” è un titolo che fa gola a molti e molti lo meritano davvero, come Arturo Vega e Monte; diciamo che amo i Ramones classici e la loro essenza originale quasi come la mia piccola Vania. Sono stato a NYC per quattro volte e sarò qui per la quinta mentre leggerete questa intervista: la prima volta per due settimane, la seconda per sposarmi e per il viaggio di nozze, la terza per il 40° di “Ramones” – e sono andato anche al 40° del Roundhouse a Londra con Danny -, la quarta per accompagnare assieme al mio socio Compa un gruppo di amici “Sulle Orme Dei Ramones” e per partecipare con membri della mia band The Denims e di On My Arms, Duracel, Derozer e SuperHype al Joey Ramone Birthday Bash – billed come The Italians e invitati da Mickey Leigh e John Holmstrom – e la quinta volta per una seconda edizione di “Sulle Orme dei Ramones” ma con un invito ad esibirci dal vivo alla Bowery Electric.
La cosa che mi piace di più di questa città è LO STILE. I quartieri, le case, le strade, i tetti, la musica. I ponti. Ogni individuo connotato trasmette così tanto carisma che sembra quasi una micro-scena formata da una sola persona.
Non mi sono ancora trasferito perché mia moglie è professoressa e vice preside, ma solo finché non le troverò una scuola qui a New York!
I personaggi legati ai Ramones li ho conosciuti con la mia proverbiale non-timidezza: scrivendo loro un messaggio e chiedendo di incontrarci, come con Monte. Qualcuno me lo hanno presentato – grazie all’estro di Compa ho conosciuto Roberta Bayley e David Godlis – qualcuno l’ho riconosciuto, ma davvero non ho nessun problema a rapportarmi con persone famose oppure celeberrime o, ancora, famigerate.
Ho chiesto e ottenuto di tradurre “On The Road With The Ramones” scritto da Monte, che poi abbiamo invitato con l’Home Rock Bar a presentare il libro all’Home Festival, e Monte mi ha raccomandato a Danny Fields. Sono stato interprete e accompagnatore di Danny in occasione della sua mostra di foto in Italia e, deciso con Vania che ci saremmo sposati, ho chiesto ai due di farci da testimoni e hanno subito accettato. Allo stesso modo, mentre stavo per partire per NYC, ho chiesto ai ragazzi del Treviso Comic Book Festival se avrebbero avuto piacere di invitare John Holmstrom e mi hanno detto di sì, e così, l’ho invitato al mio matrimonio, scrivendogli su Facebook e conoscendolo due ore prima di sposarmi! Queste persone hanno fatto sì, comprendendo la mia natura identica alla loro, che io potessi incontrare e conoscere anche molti altri personaggi del Punk, musicisti, fotografi, autori e gestori. Una scena incredibile e allo stesso tempo molto naturale, per me.

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Monte A. Melnick, Ruggero & Vania, Danny Fields a Coney Island.

Raccontaci delle tue nozze con Vania a Coney Island…
Devo dirti che sposarsi sul molo di Coney, con la Wonder Wheel dietro ed una volta completamente azzurra, un manipolo di amici e mia madre, con Danny Fields che ci guarda e sorride – si è presentato con Gillian McCain, una ragazza eccezionale che tra l’altro ha scritto il libro “Please Kill Me” assieme a Legs McNeil – e Monte che ci strizza l’occhio è stata un’emozione incalcolabile. Con queste persone abbiamo sviluppato un’amicizia proprio speciale e ne sono veramente fiero. Una cosa che scalda il cuore e magnifica la passione.

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Hai tradotto in Italia il libro di Monte A. Melnick, tour manager dei Ramones, peccato che è andato esaurito subito… E’ prevista una ristampa?
A dire il vero io ne ho ancora qualche copia. Chiedetemela! Tradurre questo libro dopo aver promesso personalmente a Monte due anni prima che sarei riuscito a farlo è stato fantastico e anche molto sofferto. Mentre traducevo il libro durante una delle più calde estati di tutti i tempi, una sera che mi girava la testa da matti sono andato a dormire presto, e la mattina mi sono alzato di buon’ora per ricominciare a tradurre. Quella sera, proprio quella sera, Tommy Ramone se ne stava andando e l’ho scoperto alle sei del mattino. Molto, molto toccante. Per questo con Monte abbiamo aggiunto delle foto e del testo, rendendo quindi la versione Italiana la più completa a tutt’oggi.
I giorni della presentazione del libro, a Treviso, sono stati epici e indimenticabili.
Il seguito della prima edizione, beh, sta per uscire in America una bonus edition con 40 pagine in più che comprende nuove informazioni e nuove foto, assieme alla copertina di John Holmstrom con un titolo ancora più colorato! “Veggente Extraordinaire” (Cit.) 😉

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Regalaci un tuo aneddoto sui Ramones.
Guarda, ho saputo delle cose inenarrabili che non sono contenute in nessun libro. Posso dirti ad esempio che Johnny Ramone ha dato il promo di Rocket To Russia in mano a John e gli ha detto, “Vai a casa, accenditene una e ascoltalo, poi disegna una cosa per ogni canzone”. John ci ha raccontato questo proprio lungo la Second Avenue, mentre ciondolavamo per la Lower East Side con lui che raccontava, mostrandoci dove sono i ristoranti Indiani dove Joey stava, “eating chicken vinda-a-loo”.
Già sono uno che dorme poco perché faccio fatica a rallentare il cervello, figurati con cose come questa che ti arrivano così, come la brezza sul viso mentre attraversi una strada di New York circondato dalla Storia Della Musica. Quelle canzoni, scritte da quattro ragazzi che hanno cambiato il mondo con quello che avevano, facendo di necessità virtù e introducendo un tratto indelebile tanto palese al giorno d’oggi,  arricchite da aneddoti così regalano un’insonnia perpetua.the-warriorsQuali sono i tuoi album preferiti dei Ramones, i tuoi film preferiti ambientati a NY e gli scrittori newyorchesi preferiti? 
Tough Task my son.
Decisamente i due RTR – Rocket To Russia e Road To Ruin: le versioni expanded della Rhino sono FANTASMAGORICHE. Ex equo, mi gioco il loro esordio e Leave Home, che amo particolarmente. Ognuno di essi ha un suono eccezionale e un songwriting che mi emoziona ancora come il primo giorno. Come l’amore.
Film: assolutamente The Warriors – con i Denims ho scritto testo e musica di una canzone intitolata “Ajax Is Well” – che è quintessential NYC: ne possiedo tre versioni diverse sia in Italiano che in Inglese, e anche due versioni della colonna sonora strepitose. Poi, Taxi Driver: troppo ben fatto e troppo New York. Sento addirittura gli odori, quando lo guardo. Ne possiedo una versione con interviste allegate che valgono quasi come un altro film.
E il terzo, durissima. Posso dirti, Dressed To Kill – la scena a Columbus Circus mi fa fermare il cuore, più di Angie Dickinson nuda; Superfly, splendidamente sincero e iconico; Serpico, scarno e spietato, con dettagli irripetibili.
Molte serie televisive girate a NYC sono strepitose: Mr. Robot, Good Girls Revolt ed Elementary.
Per quanto riguarda gli scrittori, tra tutti i classici quella che mi ha proprio emozionato è Patti Smith, che scrive veramente, veramente bene.

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“Since Day One” è il titolo dell’esordio dei Denims, con 12 canzoni originali.

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Questa sera ti vedremo in concerto a New York con la tua band, che bomba bro…
Recentemente, sono riuscito ad intercettare proprio nella tua Trieste Jesse Malin per uno show acustico, e gli ho raccontato sia dal vivo che via mail di me e del fatto che sarei tornato a New York con amici e musicisti. Ho pensato per giorni cosa mettermi – ingegnandomi in ciò che chiamo affettuosamente “totolook” – e ho scelto un maglione di Marc Jacobs a righe nere e rosse, una baseball jersey degli Zen Guerrilla nera e rossa, Levi’s orange tab dei 70’s, adidas london (nere e rosse) con calzini a righe Fred Perry uguali al maglione, un foulard blu scuro in seta con motivo del logo presidenziale di Reale (uguale a quello che ho regalato a Danny Fields) e un giubbino in denim Maverick anni 60. Aaahahahaa, si capisce che un’altra delle mie passioni è il vintage?!? Fatto sta che dopo un mese ho ricevuto una mail, senza che avessi detto “a”, nella quale mi invitavano a suonare in uno dei suoi club. Da qui è partita una super organizzazione supplementare del viaggio e così mercoledì 22 maggio saremo di scena con Denims, On My Arms e Duracel alla Bowery Electric (327 Bowery) con la nostra serata live denominata THE ITALIAN AFFAIR, e ci sarà “Da Dee Dee Vertirsi!”
Ci saranno dei Punk originali a vederci, già questo vale il prezzo del biglietto 😉

Chissà se riuscirò a dormire
RR – RR
Perché la città è nostra e noi la vogliamo

Daghe Roger! Grazie per l’intervista, l’entusiasmo e le super chicche! 

I Guerrieri della Notte, The Warriors from Coney Island Brooklyn.

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Due (veci) warriors: Michael Beck SWAN attore protagonista nel film culto “The Warriors – I Guerrieri della Notte” di Walter Hill del 1979 e RICKY RUSSO della gang de Chiarbola. Can you dig it? Can you daghe? Come Out To Play!

New York City è diventata una metropoli molto sicura. Non è sempre stato così. Anzi, in un passato neanche troppo remoto, molte zone della città erano considerate poco raccomandabili o davvero pericolose e assolutamente da evitare.

Negli anni ’70, ad esempio, dozzine di gang dominavano le strade del South Bronx e del Lower East Side. La metropolitana era un luogo senza regole. New York stava cadendo a pezzi, era un vero e proprio campo di battaglia, con le sue vittime quotidiane.

La Grande Mela viveva in un costante clima di tensione, come ci hanno raccontato recentemente anche Shan Nicholson nel documentario del 2015 “Rubble Kings” e Baz Luhrmann nella serie tv targata Netflix “The Get Down”.

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Dalla metà degli anni ’90 però la città ha iniziato a cambiare radicalmente. Prima con “la tolleranza zero” del sindaco Rudolph Giuliani, che durante il suo mandato attuò una politica di repressione del crimine molto decisa ed efficace. Poi, con la tragedia dell’11 settembre e tutte le sue conseguenze in termini di sicurezza e maggiori controlli. E in tempi recenti, con la gentrificazione, un processo inarrestabile e spietato, in cui il dio denaro sta facendo ordine e pulizia, spesso a scapito degli aspetti più creativi e naif della città che non dorme mai.

Una città che proprio durante i suoi periodi più decadenti e difficili ha forgiato il materiale e l’immaginario del mondo attraverso la musica, il cinema e le serie tv, la street art, i fumetti e la letteratura.

Chi ama questa metropoli, oggi così sicura, prova anche un senso di nostalgia per un passato mitico e perduto.

Tra i film di culto girati a New York, che in qualche modo contribuiscono a mantenere vivo il ricordo di un’epoca selvaggia, spicca su tutti “The Warriors” di Walter Hill del 1979, che si basa sul romanzo omonimo di Sol Yurick del 1965.

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Tutto si svolge in una notte. Cyrus, il capo della più grande gang della città, organizza un raduno tra tutte le bande organizzate nel Bronx (in realtà la scena è girata a Manhattan nel Riverside Park, Dinosaur Playground). Il suo intento è di riuscire a conquistare New York unendo le forze di tutte le gang.

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Durante il suo discorso viene assassinato dal capo dei Rogues, il quale fa ricadere la colpa sui Warriors, veri protagonisti del film, che devono sfuggire sia alla caccia delle Polizia, che a quella delle gang rivali che vogliono vendicare la morte di Cyrus. Il ritorno verso casa, a Coney Island Brooklyn, è un trip adrenalinico, un viaggio disperato nella Subway newyorchese degli anni ‘70, con risse e scene leggendarie nelle stazioni 96th, 72th Street e Union Square.

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Per la pubblicazione di questo breve articolo sul mio blog devo ringraziare il maestro rock’n’roll Andrea Valentini e Moncler.